SANREMO – La 69ª edizione del Festival si è conclusa nello stesso modo in cui si è aperta: tra le polemiche.

Nonostante la partenza incerta, nel corso della kermesse, sera dopo sera, il “dirottatore” artistico Claudio Baglioni e i due co conduttori Claudio Bisio e Virginia Raffaele hanno tentato di superare il macigno rappresentato dalle accuse di conflitto di interesse e dalla querelle politica scatenata dalle dichiarazioni di Baglioni sui migranti, che inevitabilmente hanno fatto entrare la politica a piè pari nella manifestazione.

Al termine della serata finale che ha decretato la vittoria di Mahmood con la canzone “Soldi“, abbiamo incontrato il giornalista e critico musicale Roberto Giannuzzi che ha seguito la manifestazione da dietro le quinte e gli abbiamo chiesto di fare un’analisi dei 5 giorni piu intensi dello spettacolo internazionale.

“Partito in modo anomalo, se non imbarazzante, il Festival di Sanremo 2019 si è in qualche modo rimesso in rotta ma sempre… con navigazione a vista – ha esordito Roberto Giannuzzi.
Su tutto, una pesante sensazione di incertezza. Andrà ricordato, come un’edizione di trapasso, con una Rai sull’orlo di una crisi di nervi e una questione politica che ha scavato in profondità, basti ricordare le polemiche sui migranti.”

Proprio su Baglioni si sofferma il giornalista, analizzando la sua posizione, non semplice da gestire: “Claudio Baglioni si è trovato in mezzo ad un passaggio di consegne governative, cui la Rai è geneticamente ipersensibile, che forse non ha saputo gestire al meglio. Nelle conferenze stampa si sono sprecati i sorrisi e i mazzi di fiori con la nuova direttrice di Rai Uno, Teresa de Santis, una che alla viglia aveva sibilato: se resto io, Baglioni il Festival non lo fa più.
Ora, a distanza di ore dalla fine dello show si mormora una seconda riconferma, per l’edizione, prestigiosa, dei 70 anni.

Di sicuro è che un Baglioni ancora direttore artistico non potrà riproporre la formula fra un disco e un tour, fra un concerto e l’altro – prosegue Giannuzzi – Quest’anno, più che dall’armonia, è stato il Festival del caos e della vaghezza: tanta carne al fuoco, non esattamente di prima scelta, lasciata cuocere male; ne hanno patito un po’ tutti dagli orchestrali ai conduttori. Il numero delle canzoni in gara era troppo lungo e Baglioni stesso lo ha pubblicamente riconosciuto.”

L’organizzazione in generale ha influito anche sugli ascolti e sul gradimento da parte del pubblico: “Gli ascolti non sono stati esaltanti, non hanno premiato, e le ragioni ci sono tutte – conferma ancora Giannuzzi – Sbagliata, per tutti la formula del solo gruppo di big con dentro gli unici due provenienti dalla scrematura di Sanremo Giovani.
Forse non c’era altra strada, ma così hanno avuto campo totalmente libero, ancora una volta, le case discografiche. L’odore di spartizione è stato forte, se non evidente, anche fra network: uno dei due promossi tra i big, Einar, data anche la pochezza, ha indotto a sospettare la corsia preferenziale per la solita Maria De Filippi di Mediaset. Ben rappresentati anche i talent, non solo per gli svariati provenienti da quei format, ma anche perché Anastasio, pur dimostrando già un talento fuori dalla media, è il freschissimo vincitore di X Factor su Sky. La tanto sbandierata musica giovane, inoltre è stata tenuta molto al guinzaglio: nella serata di apertura, il primo cantante nuovo è arrivato dopo 95 minuti.”

Purtroppo anche i conduttori hanno arrancato sulla strada tutta in salita di questa edizione, secondo il giornalista che sottolinea: “A Sanremo i conduttori non possono mancare. Però da quanti anni funzionano come tappabuchi anziché eventi nell’evento? In realtà, di divertimento ne è circolato assai poco: risate a denti stretti, come nella Settimana Enigmistica. E quando un duo come Pio e Amedeo diventa il picco di una serata, è evidente che c’è qualcosa che non torna. Comico di professione sarebbe anche il conduttore, ma a questo giro non se n’è accorto nessuno”.

Passiamo allora ai voti, includendo una categoria nuova, oltre ai vincitori e all’organizzazione: il conflitto di interesse che ha tenuto banco in questi giorni:

ORGANIZZAZIONE: 4
A dir poco discutibile. Mai tanti problemi, a tutti i livelli: le dirette lardellate di guasti, la logistica complicata, gli spostamenti, gli accessi, le autorizzazioni, una rogna. Quel tipico modo di complicare tutto maledettamente e inutilmente che ricorda i regimi più ottusi. Ho assistito a decine di scenate, di proteste, di polemiche verso interlocutori sordi, dispettosi, spesso maleducati. Solo un esempio: per ricavare un accesso specifico per i giornalisti, che comunque erano lì per lavorare e dovevano ogni volta sottoporsi a file chilometriche nella folla e quindi a controlli maniacali, ha dovuto protestare clamorosamente in sala stampa la veterana Marinella Venegoni. Hanno provveduto solo il venerdì. Accessi blindati, difficoltà di ogni tipo per cambiare un pass, impuntature, incomunicabilità: pare ci fosse di mezzo un avvicendamento in certi uffici Rai: sta di fatto che tutti, qui, rimpiangevano la poltrona di prima.

CONFLITTO DI INTERESSE: 10 E LODE
Un capolavoro. Quando uno vede Ligabue che duetta con Baglioni, e hanno lo stesso impresario, che è quello che ha per combinazione 10 artisti in gara e tutti gli ospiti, fino al corpo di ballo, non gli resta che levarsi il cappello. Anche perché il conflitto, agitato all’inizio con gran pianto e stridor di denti, si è presto normalizzato in un sublime, armonioso concerto. Il loro concerto.

VINCITORI: 1 (su 3)
I vari premi della critica a Daniele Silvestri erano nell’aria; quelli per l’interpretazione e la composizione a Cristicchi, indiscutibile. La classifica finale è, in un preciso senso, lo specchio dell’Italia. Si diceva un tempo delle assunzioni in Rai: hanno preso due raccomandati e uno buono. Fortuna, ha vinto quello giusto, forse, non il migliore in assoluto – precisa Roberto Giannuzzi con una punta di sarcasmo – ma almeno il migliore dei tre. Nota a margine: da tre anni vince un brano mosso, ritmato, in qualche modo eccentrico; ma Mahmood, che nel giro di 40 giorni passa dal vincere nei giovani a essere il vincitore tra i big, forse ha i numeri per durare più di chi l’ha preceduto. Il suo sguardo sbarrato quando gli dicono che ha vinto è un lampo che vale l’eternità di un Festival estenuante.

Claudia Forcignanò