F.Oli.

CARMIANO (Lecce) – Un’assoluzione e un proscioglimento. È l’esito, in due momenti differenti, del processo a carico di un dirigente e di un funzionario della sede leccese della Regione Puglia accusati di un presunto ammanco di 33mila e 700 euro con i marchi da bollo. Di recente è arrivata la sentenza di proscioglimento a carico di Rocco D’Agostino, 62 anni, di Leverano, funzionario in servizio presso l’ufficio provinciale agricoltura di Lecce Ufficio IV produzioni arbacee e arboree – servizio fitosanitario. Il verdetto è stato emesso dal gup Alcide Maritati sulla scorta di una perizia medica (richiesta dall’avvocato Giuseppe Romano) che ha evidenziato l’incapacità dell’imputato a stare in giudizio in quanto affetto da una patologia cronica. È arrivato nel merito, invece, il verdetto di innocenza nei giorni scorsi per Antonio Ferreri, di 68, residente a Carmiano, dirigente dello stesso ufficio, al termine del processo che si è celebrato con il rito abbreviato.

L’imputato, così come disposto sempre dallo stesso giudice, è stato assolto per non aver commesso il fatto nonostante il pm Maria Rosaria Micucci avesse chiesto la condanna a 3 anni di reclusione. In attesa del deposito delle motivazioni, si può ragionevolmente ritenere che il giudice abbia accolto le argomentazioni difensive sostenute dall’avvocato Giovanni Erroi. In particolare dagli atti d’indagine non sarebbe emerso alcun coinvolgimento personale e il teorema “non poteva non sapere perché dirigente dell’ufficio”  non era sostenuto da alcun elemento. I due imputati rispondevano di peculato.

L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Massimiliano Carducci, è stata condotta dai carabinieri della sezione di pg in servizio presso la Procura. Gli accertamenti sono scattati con un’iniziativa autonoma. Dirigente e funzionario si sarebbero appropriati di marche da bollo da 14 euro e 62 centesimi e da 16 euro consegnate con la richiesta di rilascio dell’autorizzazione per l’acquisto e l’impiego di presidi sanitari molto tossici e nocivi. In alcuni casi le marche da bollo sarebbero state trattenute al momento rilascio dei tesserini autorizzativi al termine del corso e del superamento dell’esame.

Il funzionario, stando alle accuse, avrebbe staccato le marche da bollo dalle richieste e le avrebbe riutilizzate apponendole sui tesserini autorizzativi rilasciati al termine del corso ed al superamento dell’esame. Il Dirigente, invece, avrebbe controfirmato i tesserini autorizzativi al momento del rilascio attestando in tal modo la regolarità e non rilevando quella che, invece, per la Procura si doveva ritenere un’evidente anomalia, ossia “la rimozione delle marche da bollo da altri documenti”.