di Julia Pastore

LECCE – La loro voce è maestosa e sembra conferire ulteriore vigore e intensità all’arte barocca che incornicia piazza Duomo: Ignazio, Piero e Gianluca esordiscono cantando “Il Mondo” e sono pieni di energia, sono giovani, sono belli.
Ieri sera in “tour” a Lecce, i tre cantanti del gruppo lirico “Il Volo” hanno stregato il pubblico salentino, con le loro magistrali doti canore e artistiche, col loro “savoire faire” d’altri tempi, reso però attualissimo dalla simpatia e dalla sinergia che aleggia fra di loro. Elegantissimi e formali, come in un teatro di primo livello (foto di Sofia Pastore ndr).
Sin da subito è risaltato il garbo di Gianluca Ginoble, nel ringraziare per l’ospitalità il Vescovo di Lecce, Mons. Michele Seccia, che il cantante ricorda di aver conosciuto in occasione della sua Cresima. D’altronde Il Volo ha sempre saputo destreggiarsi nelle grazie della Chiesa: non ultimo, il famoso “selfie” che quest’inverno Papa Francesco ha concesso loro a Panama.

<<Ah, caspita, a 12 anni non potevate tenervelo voi, in Curia?!>> scherza Ignazio Boschetto.
Il trio ha eseguito grandi classici internazionali, come “Can’t help falling in love” di Elvis Presley e “My Way” di Frank Sinatra e italiani, come “Volare”, di Domenico Modugno.
In prima linea anche un quarto protagonista: il violinista salentino Alessandro Quarta, che qualche mese fa ha eseguito sul palco dell’Ariston, per Il Volo, “Musica che resta”:
<<Ho sempre sognato suonare qui, al Duomo. Ma mai avrei pensato ad un concerto affianco a loro tre, che sono il meglio della musica lirica italiana, nel mondo!>>.
<<E adesso il vostro Alessandro Quarta, tutto per voi!>> esclama Gianluca: ed ecco che il violinista ha eseguito alcuni brani, accompagnato al pianoforte dal maestro Giuseppe Magagnino (pianista salentino di fama nazionale).

Poi un momento in cui ognuno dei tre ha cantato da solista, per dare singola voce alle diverse vocalità e peculiarità che li caratterizzano: in questo senso, interpretando “Almeno tu nell’universo”, il tributo di Ignazio Boschetto a Mia Martini: <<Sono qui a ricordare che nessuno potrà mai giudicarci!>>; ma poi anche qualche sketch per stemperare lo spettacolo:
<<È accaduta una cosa simpatica questa sera: siamo saliti sul palco alle 10, perché alle 9 e mezza, pronti per vestirci, ci siamo accorti che Ignazio aveva dimenticato i vestiti in albergo!>>;
<<E che volete da me? Io ho proposto di fare il concerto in mutande, ma c’era la Curia e non se n’è potuto fare nulla!>> è ancora i ragazzi, guardandosi attorno:
<<Ma questi signori alla finestra e sui balconi hanno pagato il biglietto? Ma quanti siete? 150? Pure dal bagno escono! Fammi controllare sotto il palco!>>.

Per annunciare l’ultima canzone, tanto attesa (“Grande Amore”, il brano con cui hanno vinto a Sanremo nel 2015), Ignazio ha ricordato: <<Alla fine i sogni son desideri che si realizzano e quest’anno stiamo festeggiando i nostri 10 anni di carriera: la data risale al 25 aprile 2009, e da lì tutto è cambiato. Ma è tutta colpa di questa canzone!>>
Un pubblico raffinato, che si è ripetutamente alzato in piedi per applaudire e che sul finale si è scomposto in massa, abbandonando le poltroncine per spingersi sino ai piedi del palco, dove i tre cantanti non si sono tirati indietro nel firmare i loro dischi e gadget. Naturalmente, non sono mancate le polemiche per il blocco di una zona limitata del corso che collega Piazza Sant’Oronzo al Duomo per ragioni di sicurezza. Per il resto entusiasmo smisurato per una festa e una grande celebrazione della lirica, in grado di avvicinare sempre più giovani a questo genere musicale.