Foto di M. Cristina Pede

OTRANTO (Lecce) – È documentato che l’abazia di San Nicola di Casole, sorta nel 1098 ad opera dei Normanni, al tempo dell’Arcivescovo di Otranto Bernardo (1092-1101), fu il centro più fecondo del monachesimo italo-greco di Puglia. L’abazia donata ai calogeri greci di Goffredo di Ostuni, fu organizzata da Giuseppe, che fu il primo abate o igumeno. Essa fu sotto la giurisdizione ecclesiastica del presule idruntino e della chiesa di Sant’Andrea, fondata dai Normanni nel 1057, in seguito traslata nella chiesa dei SS. Niccolò e Cataldo, tenuta dai PP. Olivetani, i quali all’Apostolo Andrea dedicarono un altare. Dotato di notevoli possedimenti, il cenobio casulano osservava la regola di S. Basilio da Cesarea. All’arcivescovo di Otranto apparteneva il diritto di confermare l’elezione degli abati casolani, tra i quali nella metà del XII secolo emerge la figura di Nicola, diplomatico, teologo e studioso insigne, fondatore della medesima biblioteca idruntina. L’abazia di San Nicola di Casole sorgeva a pochi chilometri da Otranto, qui si conservò e si divulgò il pensiero greco-bizantino filtrato dalle istanze cristiane e dalle più moderne esigenze del tempo colmo di spiritualità umana e metafisica.

Foto di M. Cristina Pede

Oggi, le offese del tempo e dell’uomo hanno ridotto questa località in un cumulo di macerie adibite a masseria. Nel cenobio di S.Nicola di Casole si svolse una fervida opera di conservazione del sapere classico-medievale, qui Oriente ed Occidente si fusero, e qui si incontrano molti insigni umanisti che dopo la caduta di Costantinopoli e di Otranto emigrarono nel centro Italia dove dettero un cospicuo impulso alla interpretazione e alla riscoperta di molti autori antichi che in gran parte dell’Europa furono dimenticati a causa delle invasioni barbariche e che solo da qualche secolo cominciavano di nuovo ad essere conosciuti grazie alla diffusione dei manoscritti recuperati dagli Arabi. Lo spirito che informava l’opera dei dotti padri Basiliani si dimostrava aperto a esigenze di più lungo respiro, scansando ogni settarismo culturale ed ogni tendenza unilaterale, all’insegna di una visione globale del mondo, di un universalismo che compendiava tutte le istanze umane.

A Casole fiorì la scuola pittorica italo-greca, a cui appartennero Eustazio e Teofilatto, autori degli affreschi della cripta di Carpignano. Qui operarono artisti come Donato e Angelo Bizzamano, e Giovanni Maria Scupola i quali, pur muovendosi nell’ambito dei canoni della iconografia bizantina, inaugurarono un discorso ricco di istanze evolutive, dando maggiore ampiezza e più severa disciplina al disegno. Guglielmotto d’Otranto (sec.XIII), poetava in volgare e un suo sonetto sull’eucarestia è ormai noto alla storia della nostra letteratura. Pantaleone nel 1163 eseguiva il mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto; Bailardo nel 1249 affrescava la cattedrale di Nardò; numerosi erano gli artisti che operavano nel Salento e altrove, sicché l’originalità della nuova iconografia ha indotto molti studiosi ad ammettere l’esistenza di una scuola pittorica italo-greca, fiorita a Casole nel Salento tra il X e il XIII secolo.

Tratto da Il Mosaico Pavimentale di Otranto, significati simbolici ed esoterici, pp. 23-26 di Mario De Marco