di Claudia Forcignanò

Venerdì sera il Premier Giuseppe Conte, nel corso di una conferenza di cui si parlerà anche nei tempi a venire, ha comunicato, tra le altre attività, la riapertura delle librerie.

Non tutti i librai hanno accolto la notizia con lo stesso entusiasmo con cui l’hanno accolta i lettori di tutte le età, che tra un flash mob sul balcone e un’infornata di pane, in questi giorni hanno dato fondo alle scorte di libri accumulati in anni e anni di shopping compulsivo tra gli scaffali.

Mentre i lettori da sempre fedeli al profumo della carta, affiancati dai neofiti unitisi alla schiera (per necessità o virtù lo scopriremo col tempo) stilano la loro lista della spesa e contano il denaro che potranno finalmente spendere senza futuro pentimento, da più parti giungono comunicati di operatori del settore allarmati per l’imminente riapertura.

Una scelta, quella del governo che sta dunque facendo discutere e sta mettendo in difficoltà anche i cybernauti che al momento sono indecisi se trasformarsi in lettori o in librai: probabilmente per una volta ammetteranno di non essere in grado di esprimersi e si dedicheranno ad altro.

Sarà che la primavera si respira ormai nell’aria, sarà che siamo italiani e gli italiani quando cadono non restano mai a terra troppo a lungo, sarà che abbiamo fame di vita, ma sta di fatto che da giorni ormai si ha la percezione che in tanti, tantissimi, inizino ad alzare la testa mostrando un timido sorriso, che ha il sapore della speranza.

Ed è proprio a proposito di sorrisi, che in questa anomala domenica di festa, in cui mai come adesso il significato del termine “resurrezione” appartiene all’intero genere umano, che il pensiero va a quel genio della narrazione che è Stefano Benni.

I libri di Stefano Benni sono una certezza, il giusto rimedio ad ogni malinconia e ad ogni nostalgia perché superano la realtà con una carica ironica che fa del paradosso e dell’iperbole narrativa un punto di forza inattaccabile.

I personaggi di Stefano Benni sono talmente incredibili da essere credibilissimi, sono la versione surreale di un’umanità che ogni giorno ci passa accanto, con le sue peculiarità che diventano spunti per scene comiche, accenti su episodi che accadono in ogni realtà, ma che nella maggior parte dei casi passano inosservati.

L’analisi impietosa della società di Benni non si limita a ciò che fa ridere, la sua penna colpisce anche chi compie il male, scava nelle brutture dell’animo, portando in scena personaggi antipatici, i cattivi di Benni sono cattivi per davvero perché nero è il loro animo e raramente trovano redenzione nel finale.

Il caposaldo della bibliografia di Stefano Benni è “Bar Sport”, pubblicato nel 1976 ma ancora attualissimo, che in 27 racconti presenta una colorata rassegna di stereotipati personaggi frequentatori abituali del mitico bar, un libricino tutto da ridere perché effettivamente, tutti almeno una volta nella vita abbiamo varcato la soglia di un Bar Sport, tipico bar che ancora oggi si può trovare nelle province italiane più piccole, il cui arredamento è rimasto pressoché identico nel tempo e che regala scorci di romantica nostalgia.

Perché leggere (o rileggere) “Bar Sport” nel 2020?

Perché alcuni libri sono immortali, proprio come alcuni bar, alcune atmosfere, alcuni personaggi, che forse negli anni avranno cambiato abito, ma ancora esistono e vi posso assicurare che dopo aver letto “Bar Sport” sarà impossibile continuare a vivere ignorandone l’esistenza e così anche un caffè avrà un sapore diverso, più allegro, più colorato.

Stefano Benni è un autore prolifico. ha pubblicato un totale di oltre 42 titoli, nel 2019 è uscito “Dancing Paradiso”, una ballata in versi anarchici che si fanno beffe della metrica tradizionale.

Ogni libro di Benni è un’avventura, la sua ironia non stanca mai, dal 1976 a oggi ha raccontato la società e ha regalato a noi lettori bolle di splendore.

Trama

Ci sono bar e bar e poi c’è il Bar Sport che tutti li accomuna e li fonde in un solo paradigmatico universo, in una sola grande scena di umanità raccolta sotto la fraterna insegna come intorno a un fuoco, intorno al calore di un’identità minacciata. Stefano Benni, con il suo Bar Sport, ha aperto la porta su un mondo che per tutti è diventato un luogo, anzi il luogo familiare per eccellenza. Il Bar Sport è quello dove non può mancare un flipper, un telefono a gettoni e soprattutto la “Luisona”, la brioche paleolitica condannata a un’esposizione perenne in perenne attesa del suo consumatore. Il Bar Sport è quello in cui passa il carabiniere, lo sparaballe, il professore, il tecnnico (proprio così, con due n) che declina la formazione della nazionale, il ragioniere innamorato della cassiera, il ragazzo tuttofare. Nel Bar Sport fioriscono le leggende, quella del Piva (calciatore dal tiro portentoso), del Cenerutolo (il lavapiatti che sogna di fare il cameriere) e delle allucinazioni estive. Vagando e divagando Benni ha scritto la sua piccola commedia umana, a cui presto aggiungerà un nuovo capitolo. Ebbene sì, Bar Sport è vivo, è ancora vivo.

Editore: Feltrinelli

Isbn: 9788807884627

Costo: 7,60 Euro