Nulla è nero, il romanzo di Claire Berest edito da Neri Pozza è quanto di più simile ad un’analisi emotiva, critica, artistica, storica di Frida Kahlo pubblicata fino ad oggi, ma soprattutto è il racconto emozionante di una vita e di un amore che valica il tempo e la ragione.

Su Frida Kahlo e Diego Rivera si è scritto di tutto, la loro vita è stata raccontata in ogni modo, la loro psiche è stata passata al setaccio impietoso di critici e scrittori, ma credo che in pochi siano riusciti a rendere con tanta passione, bellezza e delicatezza le sfumature di un amore che ha attraversato il secolo in cui il mondo ha cambiato volto per sempre come Claire Berest in Nulla è nero.

Il romanzo è diviso in 4 sezioni, ogni sezione ha come filo conduttore un colore declinato in tutte le sue tonalità, blu, rosso, giallo, nero. Un colore per ogni emozione, per ogni ricordo di Frida, della sua vita, del suo amore e di un secolo di rivoluzioni.

L’infanzia, i sogni per il futuro, il desiderio di diventare medico, le avventure ai tempi della prepa, l’incidente che le cambiò la vita condannandola ad anni di sofferenze, l’incontro con Diego Rivera, la loro storia, il percorso artistico della farfalla e dell’elefante (Diego mastodontico, lei piccola, aggraziata nonostante un corpo spezzato) che vivono su binari paralleli eppure si amano di un amore folle, travolgente e devastante, dipendenti l’uno dall’altra, sadici l’uno nei confronti dell’altre, stretti in un legame indissolubile, ebbri di stima reciproca e reciproco tormento.

Claire Berest non si limita a raccontate ciò che già il mondo conosce, ma lascia pennellate di emozioni su ogni parola, indaga l’animo di Frida e restituisce un’immagine di Diego umana, meno cinica, realmente innamorato della sua Fridita, colei che non sarebbe mai stata la madre dei suoi figli, ma era la sua compañera, confindente, i suoi occhi, la sua anima bamnina.

Dalle pagine di questo libro emerge il tormento interiore di un’artista, una lucida analisi delle sue opere, del fuoco intimo che spinge la sua mano a tracciare sulla tela se stessa, le sue visioni, i suoi dolori, ma anche una donna complicata, cosciente delle mille sfaccettature della sua personalità, ironica, forte e al tempo stesso fragile di fronte all’ineluttabilità del destino, coriacea e ironica, dedita al mondo e agli altri, capace di amare col corpo e con l’anima e di volare alto nonostante il suo corpo.

“Io non sono malata. Io sono spettata!” urla.

Lo stile sobrio, poetico, fluido di Claire Berest rende questo romanzo indimenticabile, una pagina importante da aggiungere tra quelle che raccontano di Frida Kahlo, un tassello per raccontare al mondo che il ‘900 ha regalato al mondo intero una rivoluzionaria che sconvolto il concetto di arte volteggiando tra innovazione e tradizione, passione e provocazione, libertà e ribellione.

A chi consiglio “Nulla è nero”?

A chi si chiede cosa significhi amare senza confini, a chi vive di passioni irrefrenabili, alle farfalle che amano gli elefanti, a chi sente fino in fondo la meraviglia di essere donna, alle rivoluzionarie.