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Lecce, ci vuole calma e sangue freddo

di Pierandrea Fanigliulo

“Calma e sangue freddo” è il titolo del famoso brano di Luca Dirisio che nel 2004 spopolava in radio e in TV in tutta Italia. In questo caso dovrebbe essere riproposto in salsa salentina, più precisamente a tinte giallorosse. Già, perché il ritornello di quella canzone sembra fatto apposta per l’attuale momento/periodo dell’US Lecce e di tutto l’ambiente. La prima strofa, “Cerco di trovare la mia identità”, sembra scritta dallo stesso Marco Baroni e dai suoi ragazzi e non potrebbe essere altrimenti per una squadra rivoluzionata a livello tecnico: sia per quanto riguarda la guida che per la rosa. Una rivoluzione annunciata dalla società di via Colonnello Costadura e necessaria per continuare quel percorso di patrimonializzazione indispensabile per non rischiare di fare la fine del Chievo di turno, giusto per prendere ad esempio l’ultimo caso tristemente eclatante.

Ecco quindi che tra svedesi, islandesi, brasiliani, ex fiamme di ritorno, giocatori da ri-valorizzare, tante scommesse da vincere e una nuova guida tecnica diventi fisiologico un momento, anzi, un periodo di assestamento per riuscire a creare con tutti questi ingredienti la giusta torta giallorossa. Era impensabile pretendere dalle primissime giornate un’entità calcistica già fatta e finita. Era impensabile non concedere alla squadra quelle settimane, dal mio punto di vista anche un paio di mesi, indispensabili per conoscersi e riuscire così a remare tutti nella stessa direzione. Attenzione! Remare in una direzione opposta a quella necessaria non è sempre per volontà del singolo di ledere al gruppo ma, spesso, è dovuto al fatto che sino a un mese prima la sua idea di calcio era diversa rispetto a quella che deve iniziare a sposare arrivando in un nuovo ambiente.

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Riuscire a trasmettere un pensiero unico e condiviso a un gruppo di 25 individui non è cosa immediata; non esistono bottoni da premere grazie ai quali il Gendrey di turno impara in un click la nostra lingua, capisce cosa voglia dire l’allenatore utilizzando determinate espressioni, comprende l’indicazione del compagno in campo, si ritrovi nei ritmi e nelle situazioni tattiche del nuovo campionato, faccia proprio il calore di una piazza come quella di Lecce e tanto altro. Sono processi graduali di adattamento del singolo che poi devono andare a integrare in un contesto di gruppo.

Ecco quindi che “Calma e sangue freddo” la deve avere in primis la piazza isterica capace di fischiare la squadra alla seconda giornata, chiedendo la testa di Baroni come non avrebbe fatto nemmeno il peggior Cellino; la deve avere, però, anche la società costretta a sopportare isterismi di un mondo social sempre più fuori controllo. Se nel secondo caso i dubbi di chi scrive sono nulli, nel primo rimangono anche dopo una fantastica vittoria come quella di Crotone.

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L’avevo detto e scritto già dopo Parma: questa squadra cosí giovane, tanto come età anagrafica dei singoli quanto come quella di costruzione della rosa, viaggerà sino a dicembre sulle montagne russe, tra risultati entusiasmanti e tonfi eclatanti. Ma la squadra c’è, il Lecce resisterà oggi e domani e arriveranno anche gli obiettivi più gloriosi…bisogna avere solo “Calma e sangue freddo”!

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