HomeArte e dintorniSalento a pArte: Ercole Pigatelli

Salento a pArte: Ercole Pigatelli

di Caterina Rizzelli

Ercole Pigatelli, classe 1935, inizia a dipingere a soli sette anni e, da allora, non smette mai. Si trasferisce a Milano da giovanissimo dove conosce e frequenta maestri italiani del calibro di Migneco, Fontana, e Guidi. Conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo, la sua opera risente dell’influsso di Picasso. Un suo dipinto è la copertina del Catalogo di Arte Moderna n. 57, edito da Mondadori. I suoi quadri sono esposti nei migliori musei di tutto il mondo. Le oasi, i paesaggi, le donne, i nocturna lucent, le masserie non hanno tempo, scandiscono essi stessi il tempo di questo salento, terra tanto cara all’artista e di cui sente forte il richiamo. La natura, feconda e rigogliosa, rigeneratrice di se stessa e del mondo intero, i paesaggi meridionali illuminati dal sole e le notti colorate di rosa che lasciano intravedere l’immaginario onirico del pittore poeta, sono i suoi soggetti preferiti, oltre alle donne e ai soggetti sacri.

“Se non avessi voluto dipingere tutta la vita, nella mia vita avrei fatto il poeta”, dice l’artista.  E’ un maestro corente Pignatelli, al punto che ogni fase della sua opera, nonostante l’evoluzione, reca forte la sua impronta, come germinazioni prodotte  da un’unica, misteriosa, infinita, forza vitale. E l’opera di Pignatelli, in tutta la sua maestà e potenza pittorica,  è ora visibile a Nardò presso la galleria l’Osanna in via XX settembre, 34 con una mostra dal titolo “Pignatelli- gli anni ’50 ’60.

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Ha detto di lui Lucio Fontana: “L’iter artistico di Pignatelli ha delle particolari caratteristiche: libero dagli asservimenti, così diffusi tra i giovani di oggi, a questo o a quell’altro indirizzo, Pignatelli è dotato di elementi e forze sufficienti a sviluppare una sua personale tematica valida e garantita dalle sue forti capacità di resa. Il suo temperamento, fatto di entusiasmi e introversioni, slanci e ripensamenti, riesce sulla tela a conciliare atavici e barbari furori con mitici rimpianti, la forza sensitiva del segno con un racconto più estroflesso ed obbiettivo, il rovello inconscio di un passato irripetibile con l’impegno dell’uomo inserito nel presente. Il connubio uomo-artista è in lui sempre operante. Perciò la sua pittura risulta sempre unitaria, anche nelle varianti di discorso. E, quale testimonianza spontanea e disinteressata di una condizione vissuta intensamente, essa è lontana da ogni speculazione intellettualistica, più propria questa di coloro i quali son costretti a forzare l’intelligenza, perché privi di una intima storia”. Un plauso al grande Maestro Pignatelli e un grazie da tutto il Salento che lo ama, ricambiato.

 

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