Dopo la maxi vincita con un gratta e vinci, il sequestro del figlio: la Scu intasca 300mila euro

SALENTO – Un sequestro di un bambino organizzato dalla Scu nel 2011 ai danni di un ragazzo all’epoca di 15 anni figlio di un noto personaggio della malavita residente in un comune a pochi chilometri da Brindisi. Un esponente di spicco della criminalità che, giorni prima, aveva vinto una maxi vincita da 500mila euro con un gratta e vinci acquistato in autostrada. E la malavita si organizzò per rapire il figlio e chiedere il riscatto e magari chiudere alcuni conti in sospeso: 300mila euro per il riscatto.

Parte dei soldi (180mila euro) vennero racimolati con una colletta di alcuni amici per arrivare alla somma richiesta. Il giovane venne prelevato di mattina dal suo comune di residenza, fatto salire su un’auto e portato ad Ostuni dove venne lasciato. Il padre venne immediatamente contattato dalla malavita. Venne messo al corrente del rapimento del figlio e, in poche ore, si attivò per recuperare la somma richiesta. Ma perché il bambino venne portato ad Ostuni? Per gli inquirenti, nonostante il massimo riserbo sulla vicenda, si sarebbe rivelato un modo maldestro dei sequestratori per addossare le colpe su un personaggio della malavita di Ostuni all’epoca latitante. Ovviamente il ragazzino subì un forte trauma per quel rapimento flash compiuto dalla malavita. L’inquietante retroscena è venuto a galla nei giorni scorsi.

Il racconto è contenuto in un pizzino trovato dai carabinieri nelle tasche di Giuseppe Perrone scritto da Raffaele Martena. E nell’organizzazione del rapimento viene trascinato anche Sergio Notaro, il 56enne di Squinzano. Ecco il contenuto: “Vedi che a Taranto ho scoperto del fatto del bambino chi è il responsabile ed è quel pisciaturo di 5 lire con Sergio Panzetta (Sergio Notaro) che ora che esce Cristian ti spiegherà meglio perché sta a Lecce e doveva parlare con una persona di Squinzano. Se sarà così gli ho spiegato tutto a Cristian il da farsi. Però dobbiamo capire che all’epoca”. I riferimenti ai personaggi coinvolti nel rapimento sono di grosso lignaggio. Oltre a Sergio Notaro, l’appellativo di “5 lire” si deve addebitare al mesagnese Giovanni Donatiello, un fedelissimo del capobastone Pino Rogoli nei primi anni della Sacra corona unita.

Il pizzino e il sequestro del rapimento dimostrano come la malavita a cavallo tra le due province di Brindisi e Lecce sia ancora molto attiva anche con azioni dimostrative plateali e senza risparmiare neppure i figli dei presunti personaggi criminali (ereditando da organizzazioni criminali attive in Sardegna e in Calabria una tecnica del terrore che non risparmia neppure i minori). Sin dalle prime battute, infatti, la voce del rapimento del giovane arrivò alle forze dell’ordine attive sul territorio che hanno irrobustito le certezze acquisite con il pizzino sequestrato il 25 maggio scorso. A breve il cerchio sui presunti sequestratori potrebbe chiudersi. Il movente, però, pare essere sempre più chiaro.

Francesco Oliva