
Scrivere un saggio che tocca un tema importante come la disabilità non è mai impresa facile, gli scaffali delle librerie pullulano di tomi firmati da insigni professori che la disabilità l’hanno vista solo sui testi universitari e attraverso i loro pazienti, ma scrivere di disabilità e al contempo conviverci, è difficile, è faticoso e a tratti doloroso, perché per scrivere è necessario mettersi di fronte al mondo e mostrarsi nudi, ma se la causa è nobile, sicuramente vale la pena tentare.
A cuore aperto non è un saggio scientifico, ma come lo stesso autore lo definisce, è un saggio-racconto che custodisce l’esperienza di vita di chi ogni giorno combatte le sua personalissima battaglia a testa alta e ad un certo punto, stanco di veder considerata la disabilità come un elemento a sfavore, anziché semplicemente una differente condizione di vita, ha deciso di scendere in campo in prima persona e di metterci faccia e cuore parlando di integrazione e divulgazione.
Integrazione perché oggi più che mai è necessario che la società si adoperi per promuovere azioni concrete al fine di rendere quanto più autonoma possibile la vita di ogni disabile, sostituendo, ove possibile, l’assistenzialismo fine a se stesso, e il pietismo, con veri e propri programmi che garantiscano l’ingresso nel mondo dell’istruzione, dello svago e del lavoro sullo stesso piano di chi disabile non è, e quindi un totale abbattimento delle barriere mentali e architettoniche.
Divulgazione perché non si può parlare di ciò che non si conosce e bisogna farlo con le parole giuste, con le idee giuste, dando ad ogni patologia il proprio nome e sapendo come affrontarla, per non averne più paura, per non sentirsi schiacciati da nomi terribili di patologie che appaiono come condanne a morte più a chi li ascolta, che a chi ne è affetto.
Parlare al telefono con Riccardo è stato illuminante perché ha prospettato una visione del mondo realista, serena, battagliera, ma soprattutto è stato un incontro privo di luoghi comuni e inutili imbarazzi, con un ragazzo che sta portando avanti la sua sfida ad una società per certi versi ancora chiusa e si scaglia senza remore contro chi ancora ostacola il pieno e completo inserimento nella vita di ogni giorno.
Ed è stato così, che chiacchierando del suo saggio, gli ho chiesto di rispondere a quelche domanda, come sempre, “A cuore aperto”.
Ci puoi raccontare cosa ti ha spinto a scrivere questo saggio?
Volevo raccontare un mondo troppo poco conosciuto, o del quale vi è una conoscenza fuorviata perché a oggi non so se questo mondo non si conosca, o si finga di non conoscerlo. Come dico nel saggio:“Integrazione non significa triccheballacche: invece di cantare continuamente, fateci lavorare.
Quali difficoltà incontra un disabile nella vita quotidiana in una città come Lecce?
Tante, ma con pratica, pazienza, e caparbietà ne puoi uscire. Esempi lampanti di una Lecce accessibile, sono gli autobus dotati di pedana manuale quindi accessibili ai disabili e il possedimento di una carrozzina a motore…in realtà in Italia c’è tanto di buono se ben utilizzato.
Quali sono, secondo te, le iniziative che si potrebbero realizzare per consentire un’integrazione effettiva?
Domanda maggiormente ostica. Grazie di averla posta! Sicuramente un maggiore ascolto sopratutto di ciò che i disabili non dicono: ciò che un disabile lascia trasparire alla società, è pari al dieci per cento del suo essere (per abbondare). A tal proposito vorrei dire due cose: per ascoltare i disabili, si deve voler essere psicologi senza aver studiato tale materia, e rispetto alla società auspico un trattamento simile a quello dei colleghi non vedenti, che profondamente stimo.
Cosa possono fare i cittadini o le associazioni e cosa invece dovrebbero fare le istituzioni?
Possono fare molto, moltissimo. Durante quest’anno di mobilità autonoma, i cittadini, considerando anche i conducenti dei pullman, si sono fortemente spesi per la mia causa; rispetto ad associazioni ed istituzioni, credo che l’ascolto ed il non errato riassunto dovrebbero prevalere. Fate attenzione ai disabili!
Il mondo del lavoro è realmente pronto ad accogliere i disabili?
Lo sarebbe anche, se solo cadesse il mito del disabile come tale e di una produzione più lenta perché portata a termine da un disabile. Siamo persone, con problemi, ma sempre persone.
Sono più pericolose le barriere architettoniche o le barriere mentali?
Il problema è che una barriera mentale, diventa architettonica!
In questi giorni, un padre di famiglia in vacanza in un villaggio turistico, ha scritto un post su Trip Advisor lamentandosi per la presenza di disabili nella struttura, che a suo dire, avrebbero turbato la serenità dei figli. Cosa diresti a questo genitore?
In primo luogo, bisognerebbe capire di che genere di disabilità si tratta. Per i disabili ci devono essere degli spazi appositi in ogni luogo e fortunatamente ormai ci sono. Ma alla fine quel figlio sarebbe potuto essere anche suo! Quindi?
Ci sono parole che nessuno vorrebbe più sentire pronunciare, quali sono quelle che aboliresti dal vocabolario?
Non per appartenenza alla classe, ma per onestà intellettuale, tutte quelle relative ai disabili che sono semplicemente esseri intelligenti ma meno pratici.
Hai deciso di pubblicare senza appoggiarti ad una casa editrice, le prime copie del tuo saggio sono andate a ruba, è ora in programma una ristampa, quali canali preferisci usare per la pubblicità?
La ristampa è già uscita, venite a visitare la pagina Facebook “Culturaaccessibile” e avrete tutte le informazioni. Non abbiate timore a scrivermi!
Quali sono i prossimi progetti in programma?
Spero che la diffusione di questo testo si protragga nel tempo, sicuramente mi piacerebbe fare un’altra esperienza del genere, sempre con un unico intento: divulgare informazioni sulla disabilità attraverso ciò che scrivo, e magari anche attraverso televisione e radio. Nel frattempo però ringrazio tutti coloro che hanno scelto di leggere il mio saggio, chi mi ascolta e mi permette di parlarne, chi ogni giorno mi incoraggia a proseguire.
Claudia Forcignanò












