LECCE – A Palazzo Turrisi si è svolto un incontro animato da forti polemiche nei confronti della Chiesa leccese: alle guide turistiche non va bene che la Curia abbia imposto l’accesso a pagamento in cinque chiese importanti del centro storico senza confronto con gli operatori del settore. Il decisionismo del vescovo Michele Seccia è stato stigmatizzato dagli addetti ai lavori: “La scelta ‘motu proprio’ del vescovo contrasta con la normativa dello Stato italiano che stabilisce che nelle chiese, le loro dipendenze e altri edifici sacri, le cose d’arte e d’antichità dovranno essere liberamente visibili a tutti in ore a ciò determinate” – tuonano gli operatori del settore. L’incontro moderato da Gaetano Gorgoni, direttore del Corrieresalentino, è stato aperto da un rappresentante delle guide turistiche pugliesi, Luigi Nanni, che ha definito folle l’idea di far pagare persino gli adolescenti e gli studenti. Gli operatori hanno chiamato in causa il Consiglio Episcopale della CEI, che si è espresso a favore del libero accesso nelle chiese.

Le criticità sono diverse ed è anche curioso che un brindisino debba pagare per accedere in determinate chiese leccesi mentre un leccese no. Il progetto “Leccecclesiae” per l’apertura prolungata delle chiese barocche nel centro storico non piace perché, secondo gli operatori, danneggia il turismo scolastico, spreme i turisti che già pagano la tassa di soggiorno (usufruendo di pochissimi servizi e collegamenti pessimi) e viola la privacy e i diritti della concorrenza con i moduli da compilare che richiedono tutti i dati personali, inclusi gli operatori turistici interessati alla visita.

“Da una rilevazione effettuata dalla CEI nel 2012 su 85.000 chiese aperte al culto in Italia soltanto 59 erano autorizzati alla riscossione di un biglietto d’ingresso tra queste ben 16 a Venezia e a seguire Ravenna Verona Firenze Palermo. È da rilevare che a Ostuni l’imposizione di un biglietto di un euro per la visita della cattedrale avuto esito fallimentare tanto da essere abolito in breve tempo” – hanno spiegato gli operatori, che hanno anche esibito una petizione con le firme di tanti commercianti leccesi che chiedono di fare retromarcia alla Curia. Tra l’altro l’ingresso gratuito per i residenti della diocesi di Lecce e per i bambini al di sotto di 11 anni inserisce un meccanismo di selezione assurdo che porta la discriminazione tra i fedeli: se ogni diocesi adottasse questo criterio, si creerebbe una limitazione delle possibilità di accesso e ogni fedele sarebbe ghettizzato nella propria diocesi.

Alcune guide hanno letto messaggi di disappunto di scolaresche e tour operator. Qualcuno ha minacciato di fermarsi a Matera. “Riteniamo che i beneficiari del reddito di cittadinanza possano essere contattati dal Centro per l’impiego per aderire a un progetto di riqualificazione professionale che prevede l’apertura delle chiese nelle fasce orarie di chiusura – propongono le guide turistiche – Le guide turistiche salentine, se coinvolte dal vescovo di Lecce, avrebbero certamente organizzato una tour nazione di volontari per garantire l’apertura continuativa delle chiese del periodo di alta stagione turistica. Il vescovo attraverso la scelta unilaterale di un accordo con una coop appositamente creata ed avente scopo lucrativo (meglio definito piano di impresa dal presidente Paolo Babbo) accetta di fatto una dimensione affaristica che dovrebbe essere del tutto estranea ai principi religiosi e pastorali.

Nel Duomo di Milano, una metropoli che offre tanti servizi al contrario di Lecce, che ha milioni di turisti ed è facilmente raggiungibile perché nel cuore dell’Europa, non si paga per entrare sempre e comunque, si paga solo per un accesso  diverso (da un altro ingresso) con percorso turistico organizzato. Tutti quelli che vogliono entrare a pregare o guardare gratis il Duomo milanese lo possono fare. A nessuno è venuto in mente di dire, in Lombardia, che se sei piemontese paghi. Nel dibattito, che potrete vedere integralmente sulla pagina Facebook del Corrieresalentino.it, tutti i candidati hanno manifestato perplessità per la decisione “presa in solitaria”. Carlo Salvemini (pur chiarendo che si tratta di una decisione non dipendente dal Comune) è sembrato più orientato ad accettare l’idea di monsignor Seccia (anche per incentivare un turismo più selezionato) , al contrario di Mario Fiorella, che farebbe ricorso al Tar contro l’imposizione di un “balzello” per entrare in Chiesa: “Sono beni che appartengono a tutti e tutti devono potevi accedere gratuitamente”.  Per Saverio Congedo una moral suasion sarebbe necessaria per riaprire il dialogo con la Curia e trovare soluzioni diverse per tenere le chiese aperte un po’ di più. Adriana Poli Bortone propone un documento firmato anche dai candidati sindaci: “Ci sono tanti altri sistemi per tenere aperte le chiese, c’è già la tassa di soggiorno e poi Puglia Promozione. Bisogna chieder con forza al vescovo di fare un passo indietro”. Secondo Arturo Baglivo è incredibile che si facciano pagare anche gli studenti e chiede che ci si sieda intorno a un tavolo, con le guide turistiche, per ridiscutere tutto.