GALLIPOLI  – Gli studenti della Link ci saranno: “Il 16 agosto torneremo con gioia, rabbia e irriverenza a manifestare per le strade di Gallipoli, per rivendicare un modello di società aperto, transfemminista, ecologista, accogliente e giusto. Saremo in piazza per urlare che tutti e tutte dobbiamo avere lo spazio per esprimere le nostre soggettività e per lottare per una società libera e accogliente per tutt@

Sebbene il Pride venga propinato nella narrazione mainstream come una gioiosa sfilata di divertimento, quasi uno strappo alla quotidianità “vera”, “seria”, o una manifestazione festosa meno politica di altre, rappresenta un momento di lotta e mobilitazione, che si basa su una profonda riflessione sull’autodeterminazione di tutt@ e sul corpo, che deve essere libero.

Libero dalle logiche di profitto, libero dalla mentalità consumistica e capitalistica che lo sfrutta integralmente, libero dalla dominazione patriarcale, dalla violenza, dalla retorica del conformismo e del decoro. Il decoro, il rigore e la sicurezza sociale, fiere bandiere della narrazione di destra, che dietro il pretesto del mantenimento dell’ordine sociale e della protezione dalla feroce alternativa che si potrebbe prospettare se questo non venisse rispettato, porta avanti le prerogative delle classi privilegiate e delle soggettività inserite nel modello di individuo in cui tutt@, per una questione di ordine, dovrebbero incanalarsi. Parliamo del maschio bianco lavoratore utile all’economia, eteronormato e patriota, benestante, legato al modello del self made man: è un modello, così imposto, che non ignora ingenuamente la miriade di soggettività esistenti da sempre nella società, ma che volontariamente le reprime per permettere la prevaricazione di una cultura eterodiretta e l’avanzamento e l’arricchimento di una classe particolare a scapito delle subalterne. Alcuni filosofi ci spiegano come il capitalismo riesca a riprodursi proprio grazie al controllo del corpo. In generale, in tutte le forme sociali particolare attenzione è dedicata al modellamento del corpo, principale veicolo di affermazione soggettiva e di espressione della libertà personale, per questo pericoloso e da arginare prima che diventi consapevole del suo potenziale.

La nostra partecipazione al parte quindi dalla concezione del corpo come la propria intima arma contro il conformismo imposto, e come strumento di espressione della propria identità, sessuale e politica. Durante il pride si libera il corpo dai vincoli sociali imposti, e con colori e irriverenza chiediamo la nostra libertà, puntando alla sovversione dell’attuale sistema e alla realizzazione di un mondo inclusivo e libero.

L’inclusività e la libertà non potrebbero realizzarsi realmente in una società che mantiene la sua impostazione finalizzata all’ottenimento del profitto per pochi, a scapito delle classi e delle soggettività escluse, delle minoranze e dell’ambiente. Per questo, la società transfemminista e LGBTQIA+ è anche una società equa, con adeguato spazio per tutt@, rispettosa dell’altr@ e dell’ambiente e contro la prevaricazione di pochi.

Svolgere un pride a Gallipoli ha un significato decisamente particolare. Siamo in un territorio del Sud Italia, di quel Sud storicamente sfruttato dal resto del Paese, il Sud terrone, il Sud reietto, il Sud svuotato delle sue menti, dei suoi lavoratori e lavoratrici, dei/lle suoi/e docenti e studenti e studentesse, il Sud del razzismo e del caporalato. Siamo in Puglia, la Puglia martoriata e uccisa dalle grandi opere e gasdotti, dalle radiazioni e dai guard rail rossi che fanno ammalare le persone e l’ambiente. La Puglia di TAP (e non solo), una delle dimostrazioni di come l’ingiustizia, i due pesi e le due misure, la repressione, siano gli elementi portanti della società del profitto, di come quando è il caso di perseguire gli interessi dei potenti, non esista democrazia, non esistano cittadin@, non esista emergenza climatica e ambientale. Siamo a Gallipoli, città dal turismo spinto e violento, ricca di locali e lidi per gay e lesbiche, ed esempio di come il capitalismo sia riuscito a inglobare quella che considera la “moda” gay e a mercificare le istanze libertarie di giustizia e uguaglianza.

Siamo student@ universitar@ che considerano i luoghi di formazione come punto di partenza per una svolta politica, che reputano il sapere uno strumento di lotta in quanto motore della consapevolezza e della conoscenza. Per questo, partiamo dall’Università, che dovrebbe essere paladina della rivendicazione di una società aperta e vivibile per tutt@ le soggettività. Invece, proprio nella didattica e negli ambienti universitari troviamo le prime barriere dell’esclusione, sia perché troviamo ancora libri di psicologia fortemente arretrati, sia perché non viene trasmessa in alcun modo la cultura della diversità e dell’inclusione, sia perché si verificano diversi episodi di discriminazione.

La lotta per un modello più giusto non deve e non può limitarsi a delle rivendicazioni personali, locali, ma nemmeno nazionali. In varie parti del mondo attivist@ e soggettività non conformiste vengono uccis@ o sottopost@ a forme di repressione violenta. Il recente omicidio dell’attivista russa Yelena Grigoryeva, i continui soprusi sulle donne, sui/lle pover*, sui/lle migranti, sulle persone di diversa religione, genere, orientamento sessuale, lingua o etnia, sull’ambiente, devono spingerci a una riflessione globale e complessiva, perché è impossibile e ipocrita la conquista di un nuovo modello di società in un unico territorio e in un unico Paese.

In un momento di forte crisi delle piazze, in cui l’odio e l’intolleranza hanno preso piede nel governo italiano e non solo, in cui i decreti sicurezza mirano a rendere le manifestazioni delle passerelle da svolgere nel timore delle forze dell’ordine e dello Stato, in cui viene esautorato il significato del dissenso e vengono alzate barriere e annullati il confronto e la dialettica, dobbiamo tornare a riempire di senso politico ogni nostra azione e dimostrazione, a partire dal popolamento delle piazze per arrivare alla presa di consapevolezza e di responsabilità di ogni nostro gesto.

Non possiamo lasciarci scoraggiare da provvedimenti repressivi: compattiamoci ancora di più e facciamo confluire il conflitto puntando con maggiore vigore a un modello di società differente.

Alla lotta, al Pride! Ci vediamo il 16 agosto alle 17.30 a Gallipoli!

SALENTO IN RIVOLTA – LIBERI CORPI IN LIBERA TERRA”.