SALENTO – Bilancio e rilancio della Sanità pugliese: non solo nuove strutture sanitarie o riqualificazioni, ma anche una forte iniezione di “capitale umano”. Se n’è parlato ieri pomeriggio nella seconda giornata del Forum Mediterraneo in Sanità in corso a Bari, all’interno della Fiera del Levante, nel dibattito “La sanità in Puglia, cinque anni di cambiamento al servizio dei cittadini. Nuovi obiettivi e prospettive”. Un “racconto” a più voci, quelle qualificate dei direttori generali delle ASL, aziende ospedaliere e Irccs di Puglia, sollecitate dagli spunti lanciati da Giovanni Gorgoni (Direttore Generale AReSS Puglia) e Vito Montanaro (Direttore Generale Dip. Promozione Salute della Regione Puglia).

Una riflessione ampia, con un occhio rivolto alle cose fatte e, soprattutto, con lo sguardo rivolto all’agenda prossima ventura. “Attraverso l’analisi di quello che abbiamo fatto sinora – ha detto in apertura Montanaro – possiamo immaginare e programmare la sanità dei pugliesi dei prossimi anni”. A partire dalla cabina di regìa che dovrà stabilire i fabbisogni di personale delle aziende, giacché “abbiamo costruito ospedali nuovi, ma ora ci servono persone per farli funzionare”. Di qui il format dell’incontro, spiegato dal direttore Aress Gorgoni: “Abbiamo chiesto ai direttori di scattare una foto di quello che hanno trovato negli scorsi cinque anni e del percorso di miglioramento per centrare gli obiettivi nuovi. Il loro lavoro è uno dei più difficili al mondo, ricoprono un ruolo che è di solitudine per antonomasia, parafulmine di ogni errore ma anche punto di equilibrio di ogni rottura, un po’ come l’allenatore nel calcio: se va bene i meriti sono di tutti, se va male la colpa è solo sua”.

Una sfida che ha i contorni della complessità, di cui le ASL sono una plastica rappresentazione. Emblematico, in tal senso, il ruolo della ASL Lecce: un’azienda sanitaria “diffusa” su 148 sedi fisiche e 97 comuni, con 800mila cittadini-utenti di cui prendersi cura. “La ripartenza – ha sottolineato il direttore generale Asl Lecce Rodolfo Rollo nel suo intervento – si attua con il Piano di riordino e la suddivisioni delle missioni fra le diverse strutture. Stiamo gestendo il problema della carenza di personale dovuta sia all’accorpamento dei presidi sia al pensionamento del personale assunto intorno agli Anni ottanta. Abbiamo ripreso nelle assunzioni, con l’obiettivo di formare una nuova generazione di medici e personale non medico. Adesso stiamo focalizzando l’attenzione verso un sistema di reti cliniche e territoriali per ottimizzare e migliorare i servizi”.

Un passaggio cruciale – ha aggiunto Rollo – perché «avevamo di fronte una rete prevalentemente ospedalo-centrica, l’assenza completa di servizi socio sanitari e una debole integrazione con la rete territoriale. Il lavoro fatto è consistito nel rivedere sia la organizzazione ospedaliera, sia nella creazione di una vera rete socio sanitaria, favorendone l’integrazione con i servizi riabilitativi, il che ha portato anche alla creazione di un privato sociale efficiente. Una strategia attuata sfruttando i forti investimenti Fesr, con il riallineamento della spesa tra ospedale e territorio e la riduzione della mobilità passiva”.

La Sanità salentina sta dunque cambiando pelle. “Abbiamo puntato – ha rimarcato Rollo – su quattro poli di riferimento: il Panico di Tricase, il Fazzi, Gallipoli e Scorrano. E poi abbiamo provato a dare una nuova missione agli ospedali di base, dirottandoli sulla bassa complessità e la lungodegenza riabilitativa. Parallelamente sono diventati operativi i nostri cinque PTA, tutti ormai completati, in cui vogliamo aumentare i servizi e la consapevolezza delle persone nell’usarli quotidianamente”. “Gli indicatori del Sant’Anna – ha ricordato il DG – ci danno il 56 per cento di indicatori in crescita per cui la strada è quella giusta”.

Il futuro? Per Rollo ha il profilo del nuovo DEA di Lecce e del nuovo Ospedale del Sud Salento, per il quale – ha chiarito – “un rinomato studio di architettura sta pensando ad un innovativo edificio a basso impatto ambientale e ben integrato nel paesaggio circostante. Per il Dipartimento Emergenza Accettazione l’idea vincente è stata creare un monoblocco altamente tecnologico, un vero e proprio hub provinciale. Prima di avviare il trasferimento, però, stiamo sistemando per bene la logistica del paziente, il personale sta letteralmente camminando nella nuova struttura, perché è fondamentale conoscere tutte le novità tecnologiche e migliorare i percorsi interni”.

E poi i “lavori in corso”: “Stiamo investendo tanto sulle reti – ha chiarito Rollo – passando da un sistema in cui l’ospedale faceva tutto a un nuovo modello di rete provinciale. A partire dalle reti tempo dipendenti, le prime ad essere attivate, che avranno il DEA come punto d’arrivo. Avremo un’unica rete infarto, comprendente il Panico, la clinica Città di Lecce e il Fazzi. La rete traumatologica, che sarà varata a breve e darà un ruolo ad ognuno dei centri, anche quelli degli ospedali di base”. Altre tappe importanti sono costituite dalla “riorganizzazione dei punti nascita con le neonatologie” e la rete oncologica, già attiva, “che integra ospedale e territorio, con lo spirito di cronicizzare una malattia che prima era mortale”. Infine, la rete nefro-dialitica che “si è concretizzata in queste ore, coinvolgendo anche le strutture accreditare e il Panico”, la rete della riabilitazione e della psichiatria da “adeguare ai nuovi bisogni” e una rete di medicina pediatrica con il fulcro nel nuovo Polo Pediatrico del Salento. Insomma, non è più il tempo della medicina d’attesa: “Ora – ha concluso il DG Rollo – dobbiamo passare alla medicina d’iniziativa”.