LECCE – Settantanove persone indagate e un’azienda sotto sequestro, per avere messo in piedi un giro rifiuti metallici da smaltire che, in tre anni, ha sfiorato i due milioni e mezzo di euro.

Sono i numeri dell’operazione “Metallo”, con cui i finanzieri del comando provinciale di Lecce e della tenenza di Maglie, coordinati dalla locale Direzione distrettuale antimafia (pm Valeria Farina Valaori), hanno accertato come una nota società salentina – la Recuperi Romano srl, di Surano – dedita allo smaltimento di rifiuti metallici, acquistando e ricevendo abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti speciali provenienti da numerosi conferitori della zona (tra l’altro non iscritti all’albo dei gestori ambientali), aveva beneficiato della cessione di materiale metallico per quasi 10 mila tonnellate, fatturate in regime di reverse charge per un valore complessivo di oltre 2.400.000 euro.

Le investigazioni svolte dalle fiamme gialle hanno confermato l’illecito “modus operandi” posto in essere da tutti coloro che agivano in nome della società, i quali, pur ammonendo talvolta gli operatori economici sprovvisti di autorizzazione circa il rischio al quale si esponevano nel trasportare e scaricare il materiale metallico, fornivano loro – in ogni caso – specifiche istruzioni affinché venisse operato l’illecito scarico presso la sede della medesima.

Sono ben 79 le persone raggiunte in questi giorni da avviso di garanzia, che dovranno rispondere di traffico illecito di rifiuti e di avere posto in essere attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.

Tra di esse anche Antonio Romano, 37enne di Montesano Salentino, attuale amministratore unico della società dal 19 dicembre 2017, Roberto Romano, 65enne di Miggiano, amministratore unico fino al 19 dicembre 2017, ed i loro collaboratori e dipendenti Eros Verardo, 35enne di Poggiardo, che vive a Montesano ed è consigliere di maggioranza nello stesso paese, e Maria Doris Rizzo, 49enne.

Ammontano a 75 (qui l’elenco degli indagati), invece, i soggetti conferitori identificati dalla Guardia di Finanza nel corso delle indagini eseguite, tutti della provincia di Lecce e titolari di partita Iva, che dovranno rispondere per aver posto in essere un’attività di raccolta, trasporto e commercializzazione di materiale metallico, pur non essendo iscritti all’Albo dei Gestori Ambientali.

L’intero complesso aziendale della società salentina indagata è stato sottoposto a sequestro preventivo.