Figlie del Salento in questo giorno dedicato alla donna. Tante le donne per i  loro meriti apprezzate e  tante anche quelle  che senza tanta celebrità hanno segnato la nostra storia, il nostro costume, la nostra cultura.

Numerosi  i libri consultati in biblioteca che hanno ‘scoperto’ tanti volti femminili tutti degni di essere conosciuti, raccontati e ricordati. L’attenzione si è fermata però su di un titolo “Oltre il segno” a cura di Rossana Basso edito da Lupo Editore nel 2011; e tra le sue 312 pagine, in particolare, su di un approfondimento di Alice Invitto  dal titolo “La prima professoressa salentina”  cioè  Giulia Lucrezi Palumbo.

Un modo questo per ricordare una donna che ha lasciato il segno e il tentativo di omaggiare attraverso questa figura il personale docente femminile (e non) che in questo momento di emergenza sanitaria si trova costretto ad affrontare nuove sfide didattiche per garantire un’adeguata formazione scolastica.

Giulia Lucrezi nasce a Lecce il 24 maggio del 1876 da donna Maria Potenza e da Achille Lucrezi, noto artista di cartapesta. Una famiglia liberale e borghese impegnata nella costruzione di una nuova società leccese. È in questo clima che si forma Giulia, tanto che il padre gli concede di iscriversi alla  Regia Scuola normale di Lecce “P. Siciliani” e poi, prima salentina a proseguire  gli studi presso l’Istituto superiore di Magistero femminile di Roma, dove si i diploma nel 1898 con una tesi che sarà pubblicata dal titolo “ La luce e l’armonia della Divina Commedia”, scoprendo una passione che la renderà una delle dantiste più note e affermate del Salento.

Nel 1900 riceve il suo primo incarico professionale dal Municipio di Lecce come ispettrice delle scuole comunali. Nel 1902 entra nella Regia Scuola normale “P. Siciliani” di Lecce come insegnante di italiano: “è la prima professoressa salentina a salire in cattedra e sarà l’autorevole decana della classe magistrale femminile leccese”.

Nel 1904 sposa Michele Palumbo noto pittore del tempo e sarà madre di sei figli dei quali uno morto infante. Nonostante le tante responsabilità famigliari, si dedica con scrupolo all’insegnamento e partecipa attivamente  a diverse iniziative culturali pubbliche.  Negli stessi anni scrive per il giornale radicale “Il Tribuno salentino”. Negli anni venti aderisce al fascismo assumendo incarichi di dirigenza nei fasci femminili e nell’ONMI e nel 1932 assume la direzione provinciale dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia.

Nel 1937 un tragico evento sconvolge la sua vita: la morte improvvisa del figlio appena ventiseienne. Questo immenso dolore la porta a trovare conforto nella fede e il 30 gennaio del 1938, sei mesi dopo, nel salone del palazzo vescovile di Lecce Giulia tiene una conferenza dal titolo ‘luci e Luce’ confessione e manifesto della sua conversione cattolica.

Nel ricordo del figlio, su di un terreno di proprietà dei coniugi Palumbo e con il loro contributo economico verrà edificata la chiesa di San Guido.

Giulia Lucrezi Palumbo muore il 25 giugno del 1956.

Questa in sintesi la storia di una donna del Salento, moglie e madre, apprezzata docente. Una voce femminile che parla di passione per il proprio lavoro e di amore per la propria famiglia. Una donna che attraversa il dolore più atroce, il buio più totale per trovare forza nelle ‘luci della Luce’ della conversione.