Alla morte di Giuseppe Zimbalo (1620-1710), più noto come lo Zingarello, l’eredità del linguaggio architettonico del barocco leccese fu raccolta da Giuseppe Cino (1635 – 1722).

Di questo straordinario ed eclettico personaggio sappiamo che, dal 1694 al 1709, realizzò il Palazzo del Seminario, in Piazza Duomo, iniziato per volontà del Vescovo Michele Pignatelli e poi ingrandito, col piano attico, dal successore Fabrizio Pignatelli, che ne diede l’incarico all’architetto Mauro Manieri.

Il Palazzo è sede oggi, insieme all’Archivio Diocesano ed alla Biblioteca Innocenziana, del Museo Diocesano d’Arte Sacra. In quest’opera il Cino, che nella realizzazione del secondo ordine del Convento dei Celestini (1689 – 95) si era trovato a completare un lavoro già impostato dal più anziano Giuseppe Zimbalo, dimostrò qualità progettuali sorprendenti.

Verso la fine del secolo XVII, oramai attempato, egli era in grado di presentare, accanto all’opera dello Zimbalo, una propria maniera architettonica alternativa. È suo anche il progetto iniziale (successivamente modificato dall’architetto Mauro Manieri) della bella Chiesa delle Alcantarine, che si affaccia sull’attuale piazzetta intitolata al celebre chirurgo Giorgio Baglivi.

Tra le varie sue opere compare anche la Chiesa del Carmine, a cui lavorò sino al 1722, anno della sua scomparsa. Quel cantiere sarà poi portato a termine nel 1737 grazie all’intervento di Mauro Manieri.

Stando all’opinione del Paone, in “Chiese di Lecce”, Congedo Editore, 1979,  anche nella ricostruzione della Chiesa di S. Chiara, il Vescovo Michele Pignatelli si servì, nel 1687, dei disegni del Cino.

Questi, oltre ad essere un grande scultore ed architetto, fu anche un prezioso cronista della città di Lecce. Ne raccolse con cura i fatti salienti dal 1656 al 1719, facendo emergere i personaggi principali della vita cittadina, narrando con ricchezza di dettagli anche le vicende di stretta cronaca giudiziaria.

Le sue pagine, dallo stile asciutto,consentono uno straordinario tuffo nel passato. Suggestiva, ad esempio, mi pare la narrazione del come fu innalzata sull’imponente colonna la statua di S. Oronzo nella piazza principale.

Correva l’anno del Signore 1684.

” A 9 luglio di domenica entrò in Lecce la statua di rame del nostro S. Oronzio venuta da Venezia per collocarsi sopra alla colonna della pubblica piazza quale statua si piglio’ professionalmente dalla Chiesa dei PP. Alcantarini fuori le mura associata da tutte le confraternità, Conventi e dal Reverendissimo Capitolo ed infinità grande di nobili, civili, ed artigiani colle torce accese e con tutta la soldatesca della Provincia a piede e a cavallo, quale statua si portava sopra una bara grande, e la sostenevano 24 persone benvestite e tutte guarnite di seta.

Andavano avanti di detta bara i musici cantando lodi al detto Santo. Nell’entrare in piazza si fece una salva reale di mortaretti con lo sparo dell’artiglieria del Castello e anche delli soldati.

Per tirare poi la detta statua sopra la colonna si fecero due molinelli uno alla parte del Sedile e l’altro alla parte della Bagliva. In questo tiravano il Sindico Sig. Domenico Stabile col nuovo Sindico dell’avvenire Sig. Giuseppe di Pompeo Paladini, il Governatore della Città Marchese di S. Caterina e nobili e civili, ed in quello verso il Sedile tiravano i Sacerdoti del Capitolo ed arrivata già sopra la detta colonna si collocò e si fece l’altra scarica di artiglieria e mortaretti e poi si intono’ il Te deum con il suono di tutte le campane della città a gloria.

L’architetto fu Mastro Giuseppe Zimbalo. Era Vescovo D. Michele Pignatelli e Preside D. Marcantonio De Riso. “

Le menzionate notizie sono tratte da ” Memorie ossia Notiziario di molte cose accadute a Lecce dall’anno 1656 sino all’anno 1719 del Signor Giuseppe Cino Ingegnere leccese“, in Cronache di Lecce, a cura di Alessandro Laporta, Edizioni del Grifo, 1991, p. 61.

Con la scomparsa del Cino, nel 1722, il testimone passò nelle mani dell’architetto Mauro Manieri che, dottore in utroque iure, matematico e censore, fu anche membro dell’Accademia degli Spioni, di quella dei Trasformati e dell’Arcadia (con il nome di Liralbo).

Nel 1710 sposò l’aristocratica Antonia di Emanuele De Pandis, dalla quale ebbe nove figli, tra cui Emanuele, famoso architetto, autore degli splendidi Propilei all’ingresso di quella meraviglia delle meraviglie che è Piazza Duomo, nel centro della Lecce antica. Noto, come il padre, per il rigore accademico e l’estro fantastico.

Giorgio Mantovano