HomeArte e dintorniSalento a pArte: L’originale stile pittorico impressionista di Fabio Cappello

Salento a pArte: L’originale stile pittorico impressionista di Fabio Cappello

di Cosimo Enrico Marseglia

Tra i vari esponenti dell’Arte pittorica attuale salentina, in questa sede vogliamo parlare, per la sua originalità e la sua particolarità stilistica, della persona e delle opere dell’artista Fabio Cappello, giudicato a rigor di critica quale valente maestro dell’Impressionismo contemporaneo.

Nato a Salice Salentino, in provincia di Lecce nel 1964, nella sua carriera artistica il Cappello vanta diverse esposizioni sia di livello nazionale che internazionale tra le quali, escludendo quelle svolte nei castelli della nostra regione, ricordiamo la “Biennale Nazionale Roma – Galleria Ciack” nel 2005, la “Biennale d’Arte Contemporanea Italiana” di La Spezia nel 2008, la “Biennale d’Arte Contemporanea Italiana” di Messina nel 2009, la “Biennale d’Arte Contemporanea” di Buenos Aires nel 2010, solo per citarne alcune.

Link Sponsorizzato

Il suo percorso stilistico, partendo dalla paesaggistica, si è evoluto nel tempo attraverso varie e significative fasi di ricerca artistica, sino a toccare il campo dell’informale e dell’avanguardia, ha riscontrato il plauso di rinomati critici d’arte oltre a svariati riconoscimenti artistici in Patria ed all’Estero. Il tocco particolare della spatola macchiaiola, tecnica preferita dal Cappello, e la scelta dei colori, al tempo stesso sfumati e luminosi, rivelano una sottile ispirazione ai grandi maestri della Scuola Impressionista Francese “fin de siècle”, come lui stesso sottolinea, prendendo quali modelli Monet, Manet, Cézanne, Renoir, in special modo nei paesaggi di parigina atmosfera, senza trascurare evanescenti richiami alla celebrazione pittorica della Provenza del Van Gogh.

Suggestivamente espressive sono le sue figure di donna, dall’abito aderente di differenti colori, inquadrate molto spesso dal retro nell’incedere plastico e ondeggiante per le vie di ignote città, in classiche “promenades”, sotto il sole o con la pioggia battente, rivelando un sottile alone di raffinato erotismo, capace di catalizzare l’attenzione dell’osservatore, oppure, altresì, le esotiche danzatrici brasiliane inconsciamente echeggianti il ricordo delle celebri Tahitiane di Paul Gauguin. Notevoli anche le sue opere paesaggistiche, in cui con abile maestria e sapienti dosature cromatiche, capaci di creare un suggestivo contrasto fra zone luminose ed ombre, riesce a rendere palpabile, quasi vivo, lo scenario rappresentato.  Non ultimo, degno di menzione, il ricorrente tema delle “Anime Indiane”, come da egli stesso definite, figure dai tratti somatici indù che esprimono il dolore della vita ed il pathos dell’esistenza umana. Ancora, fra i temi sviluppati da Fabio Cappello, di particolare interesse quello relativo ai bambini: figure molto espressive di fanciulli che spesso hanno in mano una candela, caso in cui creano soluzioni cromatiche di grande suggestione, nel cui sguardo si palesa un principio di lieve e dolce sofferenza interiore, talvolta manifestata anche col pianto. Forse in tali figure il Cappello vuol rappresentare l’insicurezza e la paura di vivere del bambino che inconsciamente risiede in ognuno di noi?

Link Sponsorizzato

Infine è giusto sottolineare che l’opera di Fabio non si limita soltanto a quella pittorica, ma abbraccia anche la scultura. Di notevole pregio, in questo caso, sono i busti o le figure di donne in armoniose ed eleganti pose che ricordano e, probabilmente, si ispirano a modelli dell’Antichità e, pertanto, pregni di un classicismo mai scomparso e ancora vivo.

Link Sponsorizzato

Ultime Notizie