ESTERNI TRIBUNALEPRESICCE (Lecce) – Falsa infermiera effettuava visite a domicilio. Sprovvista della speciale abilitazione di Stato. Almeno secondo le indagini. C’è il decreto di citazione a giudizio nei confronti di Maria Stivala, di 43, nel ruolo “di tecnico di laboratorio biomedico”. Non solo. Sotto processo è finito anche Andrea Giuseppe Contaldi, 51 anni, legale rappresentante del laboratorio di analisi in cui lavorava la falsa infermiera. Entrambi gli imputati risiedono a Presicce dove si trova anche il centro analisi finito sotto la lente della magistratura. Niente udienza preliminare quindi. Il sostituto procuratore Emilio Arnesano, titolare del fascicolo d’indagine, ha già fissato per il prossimo 11 settembre la data della prima udienza dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Lecce.

L’indagine è stata avviata con una denuncia presentata da un collega dell’infermiere. E sono così scattati gli accertamenti. I due imputati sono accusati di aver effettuato diversi prelievi di sangue a domicilio in favore di alcune persone che si sono rivolte al laboratorio di analisi. Da gennaio ad aprile dello scorso anno. Test affidati proprio alla dipendente Stivala. La donna, secondo le indagini, esercitava la professione di infermiere professionale per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato. Senza averne alcun titolo.

C’è poi anche una seconda contestazione mossa agli odierni imputati. Sia Contaldi che la Stivale avrebbero gestito rifiuti speciali pericolosi – a rischio infezioni – costituiti da siringhe, aghi e cotone idrofilo. Per la precisione tutto quel materiale prodotto nel corso dell’attività lavorativa e che poi sarebbe stato abbandonato nell’abitazioni dei vari assistiti. Con l’apertura del processo il Consiglio dell’Ordine degli Infermieri ha già fatto sapere che intende costituirsi parte civile tramite l’avvocato Mario Stefanizzi.  Gli imputati, invece, sono assistiti dagli avvocati Paolo Rizzo e Alberto Pepe.

Francesco Oliva