NARDÒ – Il Tribunale di Lecce, sezione Lavoro, come deciso dalla dottoressa Luisa Santo, ha dichiarato “l’antisindacalità della condotta tenuta dal Comune di Nardò, consistita nell’omessa informazione preventiva e nell’omesso confronto in materia di articolazione oraria dei turni di lavoro e ordina all’amministrazione convenuta la cessazione del comportamento illegittimo, la rimozione degli effetti”. Inutile l’opposizione del Comune. L’accoglimento del ricorso di Cgil, Cisl e Uil funzione pubblica, rappresentati in giudizio dall’avvocato Fernando Caracuta, è totale. I sindacalisti hanno denunciato le anomalie che riguardavano anche i dipendenti a termine della polizia locale: turni di lavoro notturni dalle 5,00 alle 11,00 per le giornate del 28 aprile e del 12, 19 e 26 maggio 2019 (così ammessi dalla stessa amministrazione resistente nella memoria di costituzione), senza fornirne preveniva informazione ai soggetti sindacali che, ai sensi del vigente CCNL, ne avevano diritto. Inoltre, i sindacati si dolgono che, nonostante l’esplicita richiesta in tal senso, l’amministrazione non abbia attivato la procedura di confronto.

“L’amministrazione resistente non ha assolto a siffatto obbligo di informazione preventiva in relazione agli ordini di servizio relativi alle giornate del 28 aprile e del 5 e 12 maggio, con cui è stata modificata l’articolazione oraria dei turni di servizio, anticipandoli nella fascia oraria ricadente nel periodo di lavoro notturno; così di fatto è stato impedito l’esercizio dell’attività sindacale in una materia espressamente fatta oggetto di preventiva informazione dalla previsione contrattuale – si legge nel decreto di accoglimento del ricorso – Successivamente -pur fornendo, con nota del 17.5.2019, “formale informazione a mente di quanto all’uopo contemplato dall’art. 4 del vigente CCNL 2016/2018 del 21.05.2018” (cfr. allegato n. 9 degli atti di parte ricorrente)- l’amministrazione ha omesso del tutto di riscontrare la nota del 21.5.2019 (allegato n. 10 degli atti di parte ricorrente), con cui la RSU chiedeva l’attivazione, in argomento, della procedura di confronto, ai sensi degli artt. 4 e 5 CCNL; anche siffatta condotta rappresenta una restrizione al libero esercizio dell’attività sindacale”.