Dopo la scissione renziana (che ha dato vita a “Italia Viva”, lo stesso slogan di una campagna elettorale di Veltroni!) e l’inevitabile adesione della ministra Teresa Bellanova, si guarda alle scelte dei salentini. Faro puntato sui renziani salentini (il capogruppo Rotundo e l’assessore Foresio restano nel Pd).  “Non mi muovo dal mio partito. La scissione è un’operazione di palazzo, che riguarda qualche parlamentare, non nasce dalla base” – commenta Antonio Rotundo. Matteo Renzi si è ripreso la scena dopo una serie di sconfitte, compresa quella al congresso che ha eletto Zingaretti. Adesso il politico fiorentino può decidere se far vivere o morire il governo giallorosso. Inoltre, M5S, che aveva contrattato solo col Pd, ora per ogni provvedimento dovrà chiedere il permesso al politico fiorentino (senza contare tutte le nomine politiche da fare): il governo diventa giallorosso e viola. Lo spread aumenta e Conte suda freddo. Renzi cercherà di puntare su una legge proporzionale per riaffermarsi col solito partito personale figlio del berlusconismo anni ‘90. Cosa farà Sergio Blasi, da sempre vicino a Teresa Bellanova? I leccesi non hanno molta voglia di scissioni: a Lecce il Pd domina (anche se la Lega lo scavalca alle europee) e tutti resteranno al loro posto.

Dove porterà la scissione? Avrà un peso alle regionali pugliesi? Enrico Letta, ex premier sempre più sereno, stronca l’operazione su La7: “Scissioni vincenti non ne conosco: porta male a chi le fa e a chi le subisce”. Occhi puntati su Dario Stefano, ma anche lui, uomo vicino a Luca Lotti, non andrà via, come ha fatto il suo referente. Del resto rimane nel Pd anche Lorenzo Guerini. Insomma, renziani sì, ma non ad ogni costo: per non avere fregature, quelli che non hanno guadagnato Sottosegretariati o Ministeri resteranno fermi fino alle prossime schiarite.