LECCE – L’incontro del più grande sindacato italiano con Giuseppe Conte, nell’ambito dell’ottava edizione delle Giornate del Lavoro della Cgil sul tema del cambiamento, è cominciato con l’ennesima bacchettata al leader della Lega, in un Teatro Apollo blindato dalla sicurezza. Nessuno nomina Salvini, ma si stigmatizzano i suoi slogan. Gino Strada si fa vedere all’ingresso. Il premier a Lecce difende il reddito di cittadinanza (e anche quota cento, che sarà riproposta), “come misura di salvezza per chi non riesce a entrare più nel mercato del lavoro”, e si impegna a completarlo. Landini chiede di cancellare i “contratti pirata” dal mondo del lavoro (quelli di precarizzazione e sfruttamento, che creano lavoratori di serie B). Poi, il sindacalista tocca il doloroso problema degli appalti vinti sulla pelle dei lavoratori, che poi vengono sfruttati a sangue per ottenere il massimo risultato percependo meno soldi dallo Stato per costruire un ponte, fornire i pasti in una mensa pubblica, fare le pulizie e tanto altro. “Al centro ci dev’essere il valore del lavoro e della persona”, afferma il segretario Cgil.

IL RILANCIO DEL SUD

Il rilancio del sud è al centro del dibattito, come anche l’alleggerimento della pressione fiscale (cuneo fiscale, meno tasse sul lavoro) e lotta all’evasione. “Il rilancio del paese passa attraverso il rilancio del Mezzogiorno. Bisogna lavorare insieme, anche con i soggetti come noi della Cgil, vicini alle persone. Gli uomini soli al comando non ci sono mai piaciuti, specie se chiedono pieni poteri” – esordisce il segretario Cgil, Maurizio Landini rivolgendosi al premier. Il sindacalista è felce che ci sia Giuseppe Conte: “È un modo di riconoscere le parti sociali e di aprire al dialogo”. “È impossibile decidere bene senza confrontarsi”, secondo il presidente del Consiglio. Una delle delegate Cgil lancia l’allarme autonomia differenziata: “Si rischia di lasciare indietro le Regioni più deboli del sud”.

“Io ho da subito detto che non possiamo pensare che il sud, dove mancano ferrovie e infrastrutture ordinarie, possa essere lasciato indietro mentre Milano cresce del 10 % – spiega il premier – Dobbiamo realizzare l’articolo 3 della costituzione: eguaglianza formale e sostanziale. Dobbiamo dare a tutti le stesse chance”.  Parole belle. Ma come vuole realizzare il premier l’uguaglianza sostanziale del secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione? Con un grande piano per il Sud concordato con l’Europa. “Ci vuole un piano strutturato con fiscalità di vantaggio nel Mezzogiorno e bisogna fare sistema con tutti i soggetti interessati. Voglio costruire progetti sostenibili con gli stakeholders”. Insomma, buone intenzioni con vecchie ricette. Quello di Conte non sarà né il primo né l’ultimo Piano del sud. Il premier parla di piano finanziario per le ferrovie e di tanto altro. Poi, bisogna fare i conti con le risorse che non aumentano, ma si spostano da un capitolo all’altro del bilancio.

“Non è vero che non ci sono risorse: a volte mancano progetti e programmazione. Inoltre, negli uffici tecnici, nella sanità e nella scuola manca personale” – riflette Landini a proposito dei fondi europei non spesi. Comunque il segretario della Cgil apprezza l’idea di un Piano Straordinario del Sud e di “una banca o agenzia per il Mezzogiorno”. Il sindacato stigmatizza l’idea dell’autonomia differenziata e punta il dito sulle chiusure delle grandi aziende nel sud. “Alle multinazionali bisogna dare un messaggio chiaro di responsabilità nei confronti del mondo del lavoro, penso anche a quello che sta succedendo a Mercatone Uno”. Ilaria Scardino, delegata del Mercatone Uno Lecce, chiede quali investimenti pubblici e quale strategia abbia il governo per dare dignità al lavoro. “Il problema delle crisi aziendali in Italia è molto serio. Nel sud c’è stato un arretramento aziendale: l’abbandono di grandi aziende. Il governo interloquisce direttamente con queste realtà aziendali. Stiamo lavorando su un piano industriale per l’Italia” – risponde Conte.

Il premier parla del Green new deal e di tanti buoni propositi. Non ci sono formule nuove, ma tanta buona volontà. Conte si impegna a proseguire sulla strada delle “zone economiche sociali” e sugli incentivi al sud. “Voi parlare di svolte e cambiamento, ma, se la gente non lo vede in busta paga, non percepisce alcun cambiamento” – spiega Landini, che chiede anche più asili, una legge sulla non autosufficienza e politiche abitative più efficaci. Tra i tanti i temi sviscerati c’è stato spazio per parlare di ambiente, quota cento e “giustizia climatica”. Ma l’Italia è un paese super indebitato, che prima di fare qualcosa deve chiedere il permesso all’Europa: i soldi sono pochi e nemmeno la Germania cresce più.