LECCE – Carlo Salvemini si espone nuovamente nel dibattito sulle primarie con una premessa: “Ha ragione Dario (Stefàno): alle primarie del centrosinistra di domenica mancano 55.000 votanti rispetto al 2014 (quando si sfidarono Emiliano, Stefàno, Minervini). Lamatematica non è opinione politica ed è giusto capire i significati sottesi a quel numero per riflettere, ragionare, costruire un ragionamento in vista delle elezioni di maggio”.

L’idea del sindaco è quella di non abbandonarsi al disfattismo: “Organizzare 250 seggi in tutta la regione, impegnare oltre 1.000 volontari per l’intera giornata, chiamare a raccolta oltre 80.000 cittadini sono una prova di forza: non muscolare, non di potere, non di consenso. ma di politica intesa come spazio di partecipazione, che da cittadino, elettore, militante progressista considero un valore da preservare, non un dato da svilire. Soprattutto in un’epoca caratterizzata dallo svuotamento della dimensione organizzativa e territoriale di partiti e movimenti.
Quei 55.000 cittadini che rispetto al 2014 hanno deciso di non partecipare alle primarie forse non hanno considerato come giuste alternative ad Emiliano ben tre candidature (invece di una soltanto ad esempio); o sono rimasti a casa perché magari gli sfidanti non sono riusciti a mobilitarli adeguatamente.
Diversamente sarebbero scesi da casa per andare a votare e – numeri alla mano – mettere Emiliano in minoranza, come legittimamente auspicavano i suoi avversari dentro la coalizione. non credo possa essere attribuita al vincitore la responsabilità di un mancato maggior coinvolgimento della cittadinanza .anche perché i 57.000 che hanno votato Emiliano hanno le stesso peso in valore assoluto di chi nel 2014 votò per Stefàno e Minervini alle primarie: insomma il presidente in carica il suo contributo l’ha dato.

Le primarie non sono sempre lo strumento più adeguato per la scelta dei candidati alle elezioni. ma una volta che vengono imposte ad un presidente in carica – scelta che personalmente contestai nel 2010 per Vendola e che anche in questa occasione ho considerato un errore politico – le si deve vivere come una opportunità preziosa di coinvolgimento e mobilitazione. per questo non ho compreso e mi lasciano perplesso gli inviti alla diserzione prima e l’analisi disfattista poi. basti ricordare che quella di domenica è la stessa affluenza che si ebbe in Puglia nel 2005, quando vinse Vendola contro Boccia e che si celebrò all’epoca come una grande vittoria della democrazia; è addirittura superiore a quella dell’Emilia Romagna del 2014 che portò Bonaccini (oggi leader indiscusso nella propria regione) a essere scelto come candidato di coalizione con 57.000 partecipanti ai seggi (anche all’epoca si parlò di un clamoroso flop politico). mai banalizzare i significati della libera espressione di voto.

La politica ti pone sempre di fronte alle scelte del giorno dopo. Ora che le primarie sono finite ci si deve organizzare per le elezioni decisive.

Per farle serve esprimere considerazione e rispetto per il voto di domenica, invece di celebrarlo come fosse stato una sorta di funerale politico: per chi è stato ai seggi quelle persone in carne ed ossa che escono di casa, affrontano il freddo d’inverno, si mettono in fila, versano un euro e scelgono non sono ceto politico o apparato o truppe al servizio di comandanti. ma espressione di una comunità civica che è una risorsa per tutti. alla quale manifestare rispetto.
serve anche che Michele si offra ad un confronto libero dalle tossine di questi mesi, consapevole della responsabilità di essere il rappresentanti di tanti concittadini che chiedono ai propri leader di rispettarsi nelle differenze.
da oggi la coalizione deve riprendere il proprio lavoro.
Tutte le forze politiche regionali che non hanno votato Emiliano sono ovviamente legittimate a prendere parola per aggiornare la proposta di governo della Puglia, chiedere correzioni di rotta; purché sappiano proporre per il voto di maggio liste di donne e uomini in tutte le province. classe dirigente non è solo chiedere di avere voce nelle riunioni, ma saper essere forza nei territori”.