“PAGLIACCIO.. SEI IL FIGLIO DEL MALE” Ieri, l’aula del Consiglio Comunale di Nardò ha conosciuto la pagina più indegna, cupa ed infame che la storia democratica di questa Città possa ricordare. Non solo l’aumento del 14,47% (il più alto della Provincia) della tassa sui rifiuti, ma la barbarie più profonda di modi e toni. Non abbiamo sentito una sola parola di merito tecnico, a sostegno di ciò che il Consiglio stava esaminando, da parte della Giunta Comunale. Offese, un maremoto di offese gratuite, gravi, indecenti, che sono arrivate a scalfire nel profondo la mia onorabilità e quella della mia famiglia. Non conosco il motivo per il quale il Sindaco pro tempore di questa Città nutra tutto questo astio, questa rabbia immotivata nei miei confronti. Qual è la mia colpa? Quella di essere stato eletto grazie alla fiducia riposta in me da 473 cittadini della nostra comunità? Quella di essere figlio di chi ha avuto un ruolo politico in questa Città? Quella di non aver traslocato armi e bagagli nelle file della sua maggioranza, così come fatto da altri Consiglieri eletti in minoranza e che hanno preferito barattare la fiducia dei loro elettori con qualche poltroncina di comodo? Non riesco a darmi una risposta e francamente neppure mi interessa. Non so come si riesca ad affermare che la discarica di castellino porta il nome della mia famiglia. Neppure la più indomita irrazionalità riuscirebbe a portare un soggetto a fare delle affermazioni così false ed infamanti. Neppure la totale mancanza di giustificazioni valide rispetto ad un aumento delle tasse. Non ho bisogno di affermare che della mia famiglia e di mio padre (che per 20 anni ha svolto il suo ruolo senza mai essere scalfito da una singola “ombra”) ne vado orgoglioso. Non l’ho mai fatto pubblicamente. Questo perché mi è stato insegnato che politica ed affetti personali sono due emisferi differenti. E tali devono restare. Io continuerò a percorrere la mia strada, insieme ai miei colleghi e alle persone che mi sostengono. Senza mai cadere nella provocazione, nella bolgia della menzogna, dell’indegna diffamazione. Perché oltre a contribuire ad irrobustire una coalizione che si candidi a portare la buona Politica al governo della Città, vorrei che terminassero di esistere questi continui rivoli di odio e bave di intolleranza, che le istituzioni non dovrebbero mai conoscere. Allo stesso tempo, però, ho il diritto e il dovere di difendere la mia onorabilità e quella della mia famiglia.

Gepostet von Lorenzo Siciliano am Freitag, 29. März 2019

NARDÒ – “La devi smettere, io non l’ho interrotto questo pagliaccio! La deve smettere, ho avuto fin troppa pazienza con lei, figlio di papà! La smetta. Lei è figlio del male assoluto. Lei è il figlio del male. La discarica di Castellino porta il nome della sua famiglia, smettila! La responsabilità della discarica di castellino è vostra! Non parlate di discariche perché siete colpevoli in questa città, la gente sa cosa siete”. Queste sono le parole che il sindaco di Nardò, Pippi Mellone, su tutte le furie, pronuncia contro il consigliere Lorenzo Siciliano all’interno di un Consiglio Comunale di cui vi abbiamo già parlato (per rivedere lo scambio di accuse basta cliccare sul video ndr). Si tratta di accuse (in diretta streaming e proiettate su YouTube) che gli sono costate il decreto di citazione a giudizio da parte del pm Donatina Buffelli. Pippi Mellone alle ore 9 del 6-05-2021 dovrà presentarsi di fronte al giudice monocratico per difendersi dall’accusa di diffamazione (aggravata dalla diffusione sul web).

Il Tribunale è così oberato di lavoro che le sedute sono programmate fino a metà 2021. Mellone è stato citato direttamente a giudizio, senza passare dal gip (ha deciso direttamente la pm sulla base degli elementi di prova): tecnicamente questo rende più veloci le cose, ma per capire quale sarà la strategia difensiva dell’avvocato Giuseppe Corleto, che difende il primo cittadino, bisognerà attendere l’anno prossimo.

“Esiste un limite, in politica come nella vita, che non dovrebbe mai essere valicato – commenta Lorenzo Siciliano –  Quello del rispetto della dignità delle persone, dei loro affetti, della loro sfera personale. Quel limite, durante il peggiore Consiglio Comunale che la storia di questa Città ricordi è stato ampiamente superato, scalfendo nel profondo l’onorabilità della mia famiglia. Onorabilità e dignità, quando si è in pace con la coscienza, bisogna difenderle sempre, da tutto e da tutti.

Perché nessuno può e deve mai permettersi di ingenerare falsità ed infamie gratuite. Neppure quando, nella massima assise comunale, non trova argomentazioni fondate e valide per rispondere nel merito di una questione squisitamente politica. Tanto meno chi, come in questo caso, dovrebbe rappresentare le istituzioni e dunque una intera comunità che, invece, nell’esercizio della sua rappresentanza, l’ha umiliata doppiamente, non sentendo, neppure per un attimo, il bisogno di scusarsi, nonostante la gravità delle sue affermazioni e l’indignazione generale che superò di gran lunga i confini comunali”.