LECCE – “Vino. Oltre il tempo e la politica”, è questo il tema che animerà l’edizione 2020 della Fiera dei vini e dei Distillati nella Russia meridionale, a Sochi, sul Mar Nero. L’evento è fissato per il prossimo 11 aprile nella cittadina turistica già sede del Gran Premio di Russia, valevole per il campionato del mondo di Formula 1, dal 2014.

La mano che ha firmato, per il quarto anno consecutivo, l’immagine ufficiale dell’evento – si legge nel comunicato – è quella dell’Artista Arianna Greco di Porto Cesareo, nel cuore del Salento. La sua tecnica, ormai radicata e conosciuta in tutto il mondo, si basa sull’utilizzo di vino su tela al posto dei tradizionali colori, tanto che le sue opere enocromatiche riescono a vivere, cambiando nel corso del tempo e inebriando chiunque abbia la fortuna di venirne in contatto.

La Russia non è famosa nel mondo per la sua produzione vinicola, e spesso la si associa solo alla vodka. Ma da sempre chi governa il Paese, ciclicamente, ambisce a invertire la tendenza. Per questo motivo l’edizione 2020 di Sopvika rende omaggio a due grandi uomini russi e ad un grande inventore italiano: il principe Lev Sergeyevich Golitsyn, Andrè Tchelistcheff e Leonardo Da Vinci. E’ con loro, ben rappresentati nell’opera di Arianna Greco, che il vino diviene filo conduttore, al di là del tempo e dello spazio.

Verso la fine del XIX secolo Lev Golitsyn divenne la persona ufficialmente incaricata dei processi di innovazione nella vinificazione imperiale russa sulle terre dei Romanov. Fu lui a suggerire la necessità di costruire una gigantesca cantina dove i vini delle varie terre dei Romanov potessero arrivare a maturazione. Con l’aiuto di un geologo venne trovato un posto sulla costa meridionale della Crimea dove nei tunnel fosse possibile mantenere l’ideale temperatura costante di 12-14 gradi. Golitsyn costruì una cantina gigantesca con sette lunghe gallerie sotterranee, capaci di contenere 250 mila decalitri di vino in botte e fino a un milione di bottiglie. Oggi è parte della famosa azienda vinicola Massandra. Golitsyn è spesso definito il padre fondatore dell’industria vinicola russa e mise in piedi la prima produzione professionale di vino frizzante.

André Tchelistcheff enologo russo-americano, scomparso nel 1994, ha lasciato un segno indelebile nel mondo del vino, creando etichette iconiche e sviluppando molte delle tecnologie ormai di routine in cantina. La fermentazione a freddo, l’uso di serbatoi in acciaio inox, la fermentazione malolattica controllata sono alcune delle innovazioni tecnologiche che Tchelistcheff mise a punto in Sonoma e Napa Valley. A questa figura straordinaria dal rocambolesco passato il nipote Mark Tchelistcheff, regista holliwoodiano, ha dedicato il suo ultimo film: “André – The voice of wine“.  Contribuì a risollevare le sorti dell’industria vinicola californiana dopo l’abrogazione del proibizionismo nel 1933, portandola all’apice qualitativo nella seconda metà del XX secolo. Fino al celebre “Giudizio di Parigi” del 1976, la competizione organizzata da Steven Spurrier nella Ville Lumière, dove Chardonnay e Cabernet Franc della Napa Valley degustati alla cieca ebbero la meglio sui campioni di Bordeaux. Un esito clamoroso che sconvolse il mondo del vino, ottenuto solo grazie all’operato di Tchelistcheff.

E come omaggio ad Arianna Greco, non poteva mancare nel trittico la figura italiana, il genio Leonardo Da Vinci, cuoco e non solo. La “cocina” sempre in ordine, il fuoco sempre acceso, una riserva d’acqua sempre bollente, il pavimento sempre pulito grazie a getti d’acqua e spazzoloni; attrezzi per lavare, tritare, affettare, pelare e tagliare; una macchina per togliere i cattivi odori e dare un’aria piacevole e senza fumo. E poi, lì intorno, la musica, perché la gente lavora meglio e mangia con più appetito. E come non ricordare il prezioso menù fatto per l’osteria chiamata All’insegna delle tre ranocchie – di Sandro e Leonardo, dove il socio, l’amico Sandro Botticelli, pensò bene di disegnare sul menù (per i commensali che non sapevano leggere) i loro piatti: capretto bollito, carciofi, rognone di agnello, cetrioli, carote e la specialità della casa, ranocchie fritte.

Deus ex machina dell’evento è Vladislav Serebryakov, Presidente del Sochi Cigar Club e Vicepresidente dell’Associazione dei ristoratori e albergatori di Sochi (ARIOS).