PUGLIA – Le notizie dei positivi e delle quarantene raccolte sui territori dai Servizi Igiene e Sanità Pubblica delle Asl pugliesi finiscono nei computer della protezione civile e del Dipartimento Salute della Regione Puglia, che a loro volta le inoltrano alla Prefettura di Bari. Il prefetto barese, a sua volta, deve mandarle alle varie prefetture delle città pugliesi. Dopodiché le varie prefetture con diversi giorni di ritardo, perché il viaggio delle notizie attraverso la burocrazia non è mai agevole, dovrebbero avvisare i sindaci in tempo per le quarantene da eseguire nei singoli paesi. Questo micidiale meccanismo (baricentrico) di centralizzazione informativa, che lo stesso governatore Michele Emiliano ha descritto in una delle sue conferenze stampa di aggiornamento sul covid-19, sta trasformando i sindaci, le cosiddette “sentinelle del territorio”, in disinformati organi su cui si riversano le ansie della città. Certo, i sindaci con fonti confidenziali nell’Asl riescono ad aggiornarsi in tempo, ma non tutti hanno dei buoni agganci nelle aziende sanitarie e allora accade che si ritrovino la lista delle quarantene inviata a pochi giorni dello scadere, quando ormai è troppo tardi.

In molti tra i primi cittadini si indignano, scrivono lettere alla Regione Puglia, spiegano che con la polizia municipale potrebbero dare una mano nella sorveglianza di chi è in quarantena e potrebbero sorvegliare il conferimento dei rifiuti di chi è positivo al covid-19, ma niente! Gianni Stefano, sindaco di Casarano, confida alla Rai che un contagiato se ne sarebbe andato tranquillo in giro per la città se l’amministrazione non lo avesse scoperto per altre vie.  La risposta è che per la protezione della privacy di chi è malato, soprattutto nei piccoli centri, se ne occupano le prefetture. Intanto le notizie viaggiano sui social. In tanti raccontano le storie della loro positività, quelle delle guarigione e quelle delle morti. Le mappe della protezione civile svelano i contagi dei quali i sindaci non hanno contezza, perché nessuno li avvisa: ieri è toccato al Comune di Sannicola. Siccome il bollettino ufficiale dei contagi prende in considerazione le residenze, capita che il contagiato abbia una seconda casa e non si sia mai visto in paese se non nel periodo estivo. Ma il non sapere alimenta una caccia ancora più pesante da parte dei primi cittadini, che brancolano nel buio e che vorrebbero capire chi devono sorvegliare per tempo. Poi, ogni tanto, anche l’Asl diffonde la sua cartina dei contagi, che però non segna le residenze degli anziani ricoverati nelle RSA e, quindi, rispetto a quella della protezione civile non segna i contagi in alcuni paesi. Insomma, se non si fa un’ “esegesi” attenta, è il caos! Per fortuna, da quando il Corrieresalentino ha svelato l’attendibilità della mappa della protezione civile, sovrapponendo la mappa dei paesi salentini e svelando come si sviluppa il contagio, la verità sta venendo a galla: sì, perché, in un primo momento, qualcuno stava cercando di evitare anche di diffondere il numero di contagi paese per paese.

Spesso i sindaci si rivolgono alla stampa: quelli delle piccole comunità ci chiedono addirittura i contatti con il Sisp o con il Dipartimento Salute, organismi dai quali sono totalmente sganciati (a cui, tra l’altro, è stato imposto il silenzio stampa!). In tante comunità sono i cittadini stessi a segnalare la propria positività al covid-19 ai sindaci. I primi cittadini brancolano nel buio, lo abbiamo già scritto, ma anche la stampa locale fatica non poco a verificare le notizie. La censura scambiata con la privacy, quando vengono silenziate le fonti locali con cui dovresti verificare le notizie, porta a un caos senza precedenti e finisce che persino le fonti primarie, come il Dipartimento Salute della Regione Puglia, si incartino e diffondano bufale, come è avvenuto due giorni fa, quando è stata diffusa la notizia di 11 morti in un giorno (mai avvenute!).

Se non ci fosse stato il Corrieresalentino, tutti sarebbero lì a chiedersi come mai in un giorno in cui i contagi sembrano diminuire muoiano 11 persone? Siamo andati personalmente al DEA per capire che lì era morta una sola persona e nell’ospedale di Galatina un’altra: solo due. Abbiamo raccontato com’era successo, dove, quando e perché, nonostante abbiano chiuso la bocca a tutti i vertici locali per centralizzare le informazioni. Alla fine, in tarda serata, hanno corretto il loro stesso dato, sbagliato perché ci sono ritardi nel far confluire le notizie quando centralizzi i poteri e metti fuori gioco i sindaci. Le “sentinelle del territorio” (così le chiama anche il premier Conte) non sono state coinvolte per evitare che spifferassero ai cittadini chi era positivo e chi no, ma alla fine si viene a sapere lo stesso. Eppure la protezione civile nazionale ha chiesto alle Regioni di coinvolgere i sindaci nella vigilanza attiva.

Sarebbe stato meglio responsabilizzare tutti al rispetto della privacy e credere nella capacità del mondo dell’informazione di proteggere i malati, come vengono protetti i minori nelle tante notizie di cronaca che vengono date ogni giorno (in cui non emerge mai nessun elemento che possa far risalire alla loro identità, anche perché abbiamo un Ordine molto veloce nel punire chi non si comporta bene). La collaborazione con le istituzioni sanitarie per la verifica delle notizie sarebbe stata importantissima proprio per eliminare le fake news circolanti sui social. È importante far capire l’età di chi si ammala e se ci sono comorbidità. La gente si chiede come mai un 40enne muore con covid-19 e noi dobbiamo essere in grado di spiegare che soffriva di asma allergica, senza dare informazioni sulla sua identità. Si chiama diritto all’informazione e censurare le notizie sul paese di provenienza, sulle condizioni in cui è morta una persona e, quando possibile, spiegare come è stata contagiata non significa rispettarne la privacy. La gente ha diritto di sapere il se un determinato medico o operatore sanitario è stato contagiato per mancanza di DPI o inidoneità delle protezioni contro le goccioline dei pazienti malati che determinano il contagio. Vogliamo sapere com’è andata al Perrino di Brindisi, visto che i sindacati dicono che non ci sono le protezioni adeguate e i risultati dei tamponi arrivano in ritardo. Vogliamo sapere perché a Coperino i risultati dei tamponi del 24 marzo sugli infermieri non sono arrivati e sembrano siano stati rifatti. Sapere ciò che è essenziale (estensione del contagio nei paesi, defunti, età delle persone positive e, possibilmente, in che modo sono stati contagiati) non viola alcuna privacy: si chiama democrazia e diritto all’informazione.