SCORRANO (Lecce) – In 36 davanti al gup. Giunge al capolinea l’inchiesta “Tornado”, l’indagine con cui i carabinieri di Maglie smantellarono il clan Amato i cui tentacoli si erano allungati nel Palazzo di Città sciolto per infiltrazioni mafiose. L’udienza preliminare (notizia che in breve rimbalzerà sul web) è fissata per il 10 giugno davanti al giudice per l’udienza preliminare Edoardo D’Ambrosio. Per motivi logistici l’udienza si terrà nell’aula bunker del carcere di Borgo “San Nicola”. Trenta arresti e indagati eccellenti a piede libero vennero travolti dal blitz messo a segno il 24 giugno scorso. E tra i neo imputati compare anche il sindaco di Scorrano, Guido Nicola Stefanelli, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Nonostante il primo cittadino si sia difeso smentendo legami e contatti con gli ambienti della malavita locale in un lungo interrogatorio davanti al pm inquirente Maria Vallefuoco e ai carabinieri di Maglie.

Nel decreto di fissazione dell’udienza preliminare, a firma del procuratore aggiunto della Dda Guglielmo Cataldi e del sostituto procuratore Maria Vallefuoco, compaiono tutti gli altri nomi. Ci sono i due Amato, padre e figlio: Francesco Amato, 28 anni, di Scorrano e Giuseppe Amato, 63, di Scorrano, (scarcerato nei giorni scorsi dal Tribunale del Riesame poer motivi di salute così come riportato in anteprima da questo sito); Marco Cananiello, 21, di Maglie; Andrea Carrisi, 30, di Botrugno; Antonio De Cagna, 47, di Scorrano; Giovanni Umberto De Iaco, 22 anni, di Scorrano; Amato Andrea De Luca, 22, di Scorrano; Simone De Luca, 42, di Maglie; Marco De Vitis, 43, di Ruffano; Francesca Ferrandi, 26 anni, residente a Madone (comune in provincia di Bergamo); Massimiliano Filippo, 42 anni, di Scorrano; Gloria Fracasso, 47 anni, di Scorrano; Gianpiero Gallone, 28 anni, di Scorrano; Giuseppe Grasso, 50 anni, di Lecce; Hamid Hakim, 29 anni, residente a Madone (comune in provincia di Bergamo).

Poi ancora: Salvatore Maraschio, 25 anni, di Maglie; Andrea Marsella, 27, di Maglie; Donato Mega, 37, di Scorrano, al quale è stata revocata la misura l’obbligo di dimora; Simone Natali, 30, di Scorrano; Matteo Peluso, 27, di Scorrano; Giorgio Piccinno, 30 anni, di Maglie; Sarah Piccinno, 36 anni, di Maglie; Luca Presicce, 26, di Scorrano; Matteo Presicce, 27, di Scorrano; Giorgio Rausa, 24, di Scorrano; Luigi Rausa, 45, di Scorrano; Salvatore Rausa, 31, di Scorrano; Matteo Rizzo, 22, di Poggiardo; Daniele Rosato, 22, di Scorrano; Luca Rosato, 24 anni, di Scorrano; Mirko Ruggeri, 45 anni, di Scorrano; Federico Russo, 22 anni, di Maglie; Franco Frisari Tamborino, 39 anni, di Maglie; Giovanni Verardi, 51 anni, di Maglie; Matteo Zezza, 26 anni, di Scorrano. I neo imputati rispondono, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, danneggiamento seguito da incendio, detenzione abusiva di armi e di materie esplodenti, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, ricettazione, minaccia aggravata, porto abusivo di armi, sequestro di persona e violenza privata.

Il sodalizio sarebbe stato capeggiato da Giuseppe Amato, detto “Padreterno”, già indicato oltre dieci anni fa da un collaboratore di giustizia, come referente sul territorio di Maglie e dintorni per conto del clan “Tornese” di Monteroni, molto vicino al “Giaguaro” Corrado Cucurachi, figura storica della Sacra Corona Unita. Di rilievo si sarebbe rivelato il ruolo del figlio Francesco, figura riferimento di un reticolo associativo composto da diversi giovani emergenti, che si muovevano secondo le sue direttive dando vita ad una banda caratterizzata dalla forza di intimidazione dei suoi appartenenti e dalle conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà, sia all’interno che all’esterno.

Dall’elenco è stato depennato il nome dell’imprenditore Luigi Antonio Maraschio, 54enne originario di Scorrano e residente a Maglie, arrestato con l’accusa di mafia. Ha trascorso due notti in carcere salvo poi tornare un uomo libero subito dopo l’interrogatorio di garanzia. Difeso dagli avvocati Giuseppe Presicce e Giovanni Montagna, l’imprenditore ha chiarito da subito la propria posizione e il contenuto di alcune intercettazioni confluite nell’ordinanza. Ha rappresentato di essere il padre di Salvatore Maraschio e suocero di Francesco Amato (due degli indagati) precisando di non avere mai avuto contezza del fatto – se non dopo la lettura del provvedimento custodiale – che entrambi avevano speso il suo nome per iniziative imprenditoriali del sodalizio. Contro quella scercerazione la Procura impugnò la decisione del gip davanti al Riesame che confermò il provvedimento del giudice.

Tra gli indagati a piede libero, come detto, spicca il nome del sindaco di Scorrano Guido Nicola Stefanelli, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, per avere chiesto appoggio per la campagna elettorale comunale vinta nel maggio 2017 con la lista civica “La Svolta giusta”. Nonché in occasione delle elezioni politiche della primavera 2018 in favore della coalizione di centrodestra, che schierava nella circoscrizione territoriale il candidato Luciano Cariddi.

In cambio il sindaco avrebbe promesso agli appartenenti del sodalizio criminale l’aggiudicazione di appalti e servizi pubblici: nello specifico, la gestione del parco comunale “La Favorita”, con annesso chiosco bar, nonché la gestione dei parcheggi nel comune di Scorrano e l’aggiudicazione di commesse nell’ambito della della festa di “Santa Domenica” (che ogni anno attira a Scorrano migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo, per assistere allo spettacolo offerto dalle ditte di luminarie locali), impegnandosi a superare gli ostacoli burocratici ed amministrativi connesse alle aggiudicazioni.

Lo stesso Stefanelli, stando agli investigatori, insieme ad un consigliere, sarebbe stato minacciato con un fucile a canne mozze dai componenti del clan, a causa di alcuni intoppi burocratici che stavano causando ritardi nell’aggiudicazione degli appalti. Le intimidazioni subite non sono state mai denunciate. Lo stesso primo cittadino, inoltre, si sarebbe rivolto al gruppo criminale per dirimere un contenzioso sorto con un dipendente comunale. Il tutto grazie alla presunta intercessione del dipendente Filippo che avrebbe svolto il ruolo di “mediatore” tra l’amministrazione comunale ed il clan “Amato”.

Il collegio difensivo è composto nella sua totalità dagli avvocati Giuseppe Presicce; Vincenzo Blandolino; Ladislao Massari; Mario Blandolino; Maurizio Forte; Anna Grazia Maraschio; Rocco Daniele Petracca; Gabriele Presicce; Marzia Francesca Libetta; Silvio Caroli; Veronica Merico; Maurizio Rizzo; Pantaleo Cannoletta; Luigi Corvaglia; Roberta Cofano; Gaetano Stea; Dimitry Conte; Antonio Mariano; Anna Grazia Maraschio; Giovanni Montagna; Salvatore Giannaccari e Francesco Vergine.