LECCE – Un pericoloso ed agguerrito gruppo criminale “emergente” – retto da una figura storica della Sacra Corona Unita – capace di imporsi sul territorio con la forza tramite attentati esplosivi esplosivi, minacce e spedizioni punitive, una delle quali sfociò con l’omicidio del giovane Mattia Capocelli. Un clan “impulsivo” e per questo motivo ancora più pericoloso.

Sebbene il nome dell’operazione prenda origine da un tipo di petardo, il blitz portato a termine all’alba dai carabinieri della Compagnia di Maglie (diretta dal capitano Giorgio Antonielli e dal suo vice, il tenente Piazza) ha avuto l’effetto di un “tornado”, poiché ha consentito di spazzare via un agguerrito sodalizio criminale, che avrebbe imposto il proprio dominio e monopolio nello spaccio di droga ricorrendo spesso all’uso della violenza.

SINDACO INDAGATO PER CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA

Tra gli indagati a piede libero spicca il nome del sindaco di Scorrano Guido Nicola Stefanelli, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, per avere chiesto appoggio per la campagna ettorale comunale vinta nel maggio 2017 con la lista civica “La Svolta giusta”. Nonché in occasione delle elezioni politiche della primavera 2018 in favore della coalizione di centrodestra, che schierava nella circosrizione territoriale il candidato Luciano Cariddi.

In cambio – stando alle indagini dei carabinieri, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce – il sindaco avrebbe promesso agli appartenenti del sodalizio criminale l’aggiudicazione di appalti e servizi pubblici: nello specifico, la gestione del parco comunale “La Favorita”, con annesso chiosco bar, nonché la gestione dei parcheggi nel comune di Scorrano e l’aggiudicazione di commesse nell’ambito della della festa di “Santa Domenica” (che ogni anno attira a Scorrano migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo, per assistere allo spettacolo offerto dalle ditte di luminarie locali), impegnandosi a superare gli ostacoli burocratici ed amministrativi connesse alle aggiudicazioni.

Lo stesso Stefanelli, stando agli investigatori, insieme ad un consigliere, sarebbe stato minacciato con un fucile a canne mozze dai componenti del clan, a causa di alcuni intoppi burocratici che stavano causando ritardi nell’aggiudicazione degli appalti. Le intimidazioni subite non sono state mai denunciate. Lo stesso primo cittadino, inoltre, si sarebbe rivolto al gruppo criminale per dirimere un contenzioso sorto con un dipendente comunale.

TRENTA ARRESTI: DICIANNOVE IN CARCERE, UNDICI AI DOMICILIARI

Le ordinanze di custodia cautelare – 19 in carcere, 11 ai domiciliari – sono state emesse dal gip del Tribunale di Lecce Tosi, su richiesta del pm Maria Vallefuoco e dell’aggiunto della Dda Guglielmo Cataldo. In carcere sono finiti: Giuseppe Amato, inteso “Padreterno, 63 anni, di Scorrano; Francesco Amato, inteso “Checco”, 28 anni, di Scorrano; Marco Cananiello, inteso “Bravo”, 21 anni, di Maglie; Antonio De Cagna, inteso “Chilla”, 47, di Scorrano; Gianpiero Gallone, 28, di Scorrano; Giuseppe Grasso, 50, di Lecce; Hamid Hakim, 29, di origini marocchine ma residente a Madone (Bergamo); Luigi Antonio Maraschio, 54, di Maglie; Salvatore Maraschio, inteso “Totò”, 25, di Maglie; Andrea Marsella, 27, di Maglie; Donato Mega, inteso “Duccio”,  37, di Scorrano; Simone Natali, 30, di Scorrano; Matteo Peluso, 27, di Scorrano; Matteo Presicce, inteso “Saulle”, 27, di Scorrano; Giorgio Rausa, inteso “Giorgino”, 24, di Scorrano; Luigi Rausa, 45, di Scorrano; Salvatore Rausa, inteso “Pizzileo”, 31, di Scorrano; Matteo Rizzo, inteso “Penna” o “Pennetta”, 22, di Scorrano; Giovanni Verardi, inteso “Briga”, 51, di Scorrano.

Ai domiciliari, invece: Daniele Antonazzo, 34 anni, di Supersano; Andrea Carrisi, 30, di Botrugno; Marco De Vitis, 43, di Supersano; Francesca Ferrandi, 26, originaria di Scorrano e residente a Madone (Bergamo); Gloria Fracasso, intesa “Bessy”, 47, di Scorrano; Giorgio Piccinno, inteso “Bambi”, 30, di Scorrano; Sarah Piccinno, 36, di Scorrano; Luca Presicce, 26, di Scorrano; Luca Rosato, 24, di Scorrano; Mirko Ruggeri, inteso “Stromeberg”, 45, di Scorrano; Franco Frisari Tamborino, 39, di Maglie.

Tra gli indagati a piede libero, come detto, tra gli altri, il sindaco Guido Nicola Stefanelli ed il suo dipendente Massimiliano Filippo, inteso “Cuoco”, 43, di Scorrano, che avrebbe svolto il ruolo di “mediatore” tra l’amministrazione comunale ed il clan “Amato”.

Gli indagati rispondono, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, danneggiamento seguito da incendio, detenzione abusiva di armi e di materie esplodenti, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, ricettazione, minaccia aggravata, porto abusivo di armi, sequestro di persona e violenza privata.

IL GRUPPO CRIMINALE EMERGENTE: IL CLAN “AMATO”

Alla guida del sodalizio, stando agli accertamenti dei carabinieri, vi era Giuseppe Amato, detto “Padreterno”, già indicato oltre dieci anni fa da un collaboratore di giustizia, quale referente sul territorio di Maglie e dintorni per conto del clan “Tornese” di Monteroni, molto vicino al “Giaguaro” Corrado Cucurachi, figura storica della Sacra Corona Unita.

Di rilievo era il ruolo del figlio Francesco, punto di riferimento di un reticolo associativo composto da diversi giovani emergenti, che si muovevano secondo le sue direttive dando vita ad una banda caratterizzata dalla forza di intimidazione dei suoi appartenenti e dalle conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà, sia all’interno che all’esterno.

Caratteristica del sodalizio era anche il vincolo associativo di tipo mafioso, finalizzato alla commissione di reati ed alla realizzazione di profitti e vantaggi ingiusti, anche in favore degli affiliati detenuti ed i loro familiari, nonché al controllo del territorio e delle attività commerciali e di stabilimenti balneari, destinatari di richieste estorsive.

GLI “AFFARI” E LA PERICOLOSITÀ DEL CLAN

Il “core business” del clan smantellato all’alba dai carabinieri era quello del traffico di droga, in grado di generare annualmente un volume d’affari di circa mezzo milione di euro, frutto dello spaccio di stupefacenti nel comune di Scorrano e nei paesi limitrofi, estendendosi in tutto il circondario di Maglie ed Otranto. Uno dei canali di approvvigionamento della cocaina è stato individuato in una coppia residente a Madone, in provincia di Bergamo, ma il gruppo criminale si riforniva anche nella zona di Lecce, Cavallino e nel circondario di Casarano, da consorterie criminali del posto.

Il gruppo criminale, come detto, era caratterizzato dalla spregiudicatezza e dalla violenza usata nell’imporre la propria presenza sul territorio, per estorcere somme di denaro ai titolari di esercizi pubblici, per regolare controversie interne allo stesso clan, o per “invitare” i debitori a saldare il conto relativo a qualche cessione di droga. Gli appartenenti al clan non esitavano inoltre a ricorrere alla violenza fisica, alle minacce con armi e agli attentati dinamitardi, organizzando vere e proprie spedizioni punitive nei confronti di soggetti “rivali” o percepiti come possibile “minaccia”, in grado di mettere in discussione il loro dominio. In questo contesto è maturato l’omicidio del giovane Mattia Capocelli, 28enne di Maglie, organico al clan Amato, ucciso a colpi di pistola il 24 aprile scorso durante una spedizione punitiva nei confronti del 25enne Simone Paiano, che per difendersi da un’aggressione esplose un colpo di pistola, ammazzando Capocelli.

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati, in 14 perquisizioni differenti, complessivamente 4 chili e 850 grammi di sostanza stupefacente (cocaina, marijuana, hashish, mdma).

Numerosi gli episodi contestati, tra cui diversi attentati dinamitardi ai danni di vetture, abitazioni ed esercizi commerciali, nei confronti di chi era poco incline ad assecondare le richieste estorsive o a saldare i propri debiti di droga.

L’elevata pericolosità della consorteria criminale è stata dimostrata anche dal possesso di numerose armi bianche e da fuoco, oltre che dall’illimitata disponibilità di materiale esplodente che veniva fornito – insieme alle conoscenze tecniche per il confezionamento degli ordigni ad alto potenziale – dal titolare della ditta “Mega” di fuochi d’artificio di Scorrano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati 6 fucili e 3 pistole, armi alterate, modificate (fucili a canne mozze) ed alcune provento di furto, oltre a numeroso munizionamento di vario calibro, mazze ferrate, tirapugni, coltelli, nonché 4 ordigni artigianali ad alto potenziale, oltre agli artifizi pirotecnici commerciali e alla polvere pirica utilizzati per il confezionamento.

Al blitz odierno hanno partecipato complessivamente 200 militari a bordo di 80 mezzi, nonché un elicottero del Nec di Bari, tre unità cinofile della Compagnia di Modugno, i carabinieri dello squadrone “Cacciatori di Puglia e del team artificieri antisabotaggio del comando provinciale di Lecce.

“Si tratta di un’operazione antimafia di particolare valenza – ha dichiarato il colonnello Giampaolo Zanchi – perché è andata a colpire un clan criminale “emergente”, che comunque non aveva nulla da invidiare alle organizzazioni storiche della Scu presenti sul territorio. Queste ultime, anzi, manifestavano rispetto nei confronti del nuovo gruppo. L’indagine, che vede coinvolto anche l’attuale sindaco di Scorrano Stefanelli, ha permesso di delineare un legame tra l’organizzazione delinquenziale ed il primo cittadino, in occasione delle ultime competizioni elettorali. L’attività investigativa è ancora in corso, d’intesa con la Procura svolgeremo ulteriori approfondimenti”.

Il collegio difensivo è composto, tra gli altri, dagli avvocati Luigi Corvaglia, Mario Blandolino, Silvio Caroli, Giuseppe e Gabriele Presicce, Giovanni Montagna, Pantaleo Cannoletta, Anna Grazia Maraschio, Mario Coppola e Alfonso Parente Stefanizzi.