SCORRANO (Lecce) – Il presunto capo clan Giuseppe Amato può tornare a casa. Incompatibile con il regime carcerario per via di una malattia della pelle che si stava aggravando. E che necessità di cure mediche che in carcere non può ricevere. Il 64enne di Scorrano, presunto reggente  dell’omonimo clan smantellato nel mese di giugno con l’operazione “Tornado”, farà rientro così nel proprio domicilio lasciando il carcere di Tolmezzo (comune in provincia di Udine) dove era detenuto dal giorno del blitz.

Il provvedimento arreca la firma del Tribunale del Riesame di Lecce (Presidente Carlo Cazzella, giudici Anna Paola Capano e Pia Verderosa) che ha così accolto l’appello degli avvocati Ladislao Massari e Vincenzo Blandolino. Decisiva una nuova consulenza medica sollecitata dalla difesa nell’udienza di due settimane fa così come raccontato in questo articolo. Il dottore Roberto Vaglio, nominato dal Tribunale, collegato via Skype ha esaminato la documentazione medica e visionato lo stato di salute di Amato ravvisando una presunta incompatibilità con il regime carcerario. Si tratta di una situazione delicata che necessità di una terapia robusta che Amato può ricevere solo in un ospedale. E uno stato simile può determinare una condizione da immunodepresso che, in tempi di Covid-19, non dà garanzie di salute (nonostante le tante polemiche per le scarcerazioni di presunti boss ed ergastolani patentati disposti in queste settimane e che hanno portato alle dimissioni del capo del Dap (dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) Francesco Basentini).

Già mesi fa le precarie condizioni fisiche di Amato erano state affrontate da un primo collegio del Tribunale per la Libertà. E il ctu nominato dal Riesame rilevò la presunta incompatibilità con il regime carcerario. Ma Amato rimase comunque dietro le sbarre. Il presunto capo clan soffre di una malattia della pelle che, in questi mesi, si sarebbe anche aggravata. E che necessiterebbe di una terapia abbastanza seria e incisiva che il carcere di Tolmezzo (dove Amato era detenuto) non poteva garantire. Anche perché il primo ospedale più vicino, quello di Udine, era distante circa 50 chilometri.

Il 64enne, secondo le indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Maglie, avrebbe gestito il controllo del traffico di sostanze stupefacenti, delle estorsioni e del recupero di credito da debitori riottosi. L’inchiesta, come si ricorderà, ha coinvolto anche il sindaco Guido Nicola Stefanelli indagato a piede libero con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e il comune di Scorrano è stato poi sciolto per infiltrazioni mafiose. Da tempo la Procura ha fatto notificare l’avviso di chiusa inchiesta e si è in attesa della fissazione della data dell’udienza preliminare.