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Domenica le primarie Pd, rispunta la “diva” Boschi: i renziani ammettono gli errori del leaderismo

SAN CESARIO – «Abbiamo riconosciuto gli errori dovuti a un certo leaderismo, ma è tempo di lavorare insieme per la mozione Renzi». Il sindaco di San Cesario, Andrea Romano, accoglie calorosamente la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, e invita tutti a guardare avanti. I parlamentari e la viceministra Bellanova parlano di grandi successi e grandi riforme: gli oppositori interni al Pd, invece, hanno bollato tutto come «il disastro dei mille giorni renziani». Maria Elena, come una diva, bella e lucente, fa ingresso nella pasticceria Natale, dove è stato organizzato un saluto veloce: continua il tour per il suo leader, Matteo Renzi, come una star tra applausi e gente che chiede foto. La viceministra Teresa Bellanova parla di un partito comunità che non si azzanna, poi spende meravigliose parole sul mondo lavoro, la solidarietà e tante belle frasi per promuovere la mozione Renzi. Nei fatti l’ex premier non sembra che abbia fatto cose speciali per il sud, il partito è spaccato (c’è stata anche una scissione) e da anni Emiliano e compagni si azzannano col leader del loro partito per ottenere più attenzione in Puglia.

È tutto rose e fiori anche per Maria Elena Boschi, come il suo accattivante aspetto: nessuna autocritica per le riforme che non hanno centrato il segno, per il leaderismo di Renzi, che forzando la mano ha scarnificato il partito, e per un referendum in cui gli italiani hanno assestato uno schiaffo durissimo al ‘renzismo’. A proposito di referendum, ma non avrebbe dovuto lasciare la politica? Invece, eccola di nuovo Maria Elena Boschi: se Renzi si ferma un giro, in autopunizione per la sconfitta, lei si ritrova su una comodissima poltrona della Presidenza del Consiglio. «Se perdiamo al referendum mi ritiro dalla politica» – aveva promesso a Lecce. Ma si sa che in politica certe parole fanno parte di un copione, di una trama da dimenticare quando si gira un altro film.

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«Dobbiamo fare ancora di più per i posti di lavoro ai giovani – spiega la sottosegretaria – Ma bisogna pensare agli oltre 700 mila posti prodotti e a quelli che ha salvato Teresa Bellanova» – insiste la sottosegretaria. Dimentica, però, che quei posti nascono da finanziamenti dati alle imprese e che quando i soldi saranno finiti bisognerà vedere quanti di questi ne rimarranno in piedi, come ha spiegato Orlando, anche lui candidato alla segreteria. Poi, bisogna ricordare quello che dice Michele Emiliano, terzo incomodo candidato alla guida del PD nazionale: il Jobs Act toglie diritti, quello ad essere reintegrato nel posto di lavoro, se si viene ingiustamente licenziati (proprio le basi delle rivendicazioni della sinistra, da sempre).

Garcin

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