di F.Oli.

LECCE – Si voterà l’8 e il 9 maggio con riapertura delle candidature. Gli avvocati penalisti e civilisti andranno alle urne. Non subito ma fra quasi quattro mesi. E’ quanto stabilito a maggioranza dal Consiglio dell’Ordine in serata. Decisivi i 13 voti ottenuti dalla proposta del Vice Presidente Raffaele Fatano contro le 7 preferenze strappate dal consigliere Luigi Corvaglia di indire le elezioni per il 27 e il 28 febbraio con riapertura delle candidature. Questa seconda proposta aveva trovato una sponda nel consigliere Salvatore Vincenti e nei candidati Silvio Bonea, Giulio Farachi, Isabella Fersini, Luigi Piccini e Cristiano Solinas.

Un rinvio motivato dai tempi di conversione del decreto legge (60 giorni) relativo all’ineleggibilità di quei candidati che hanno svolto due mandati consecutivi; i 45 giorni previsti per il procedimento elettorale e le festività pasquali che avrebbero potuto determinare problemi organizzativi. Voci di corridoi, però, parlano di un rinvio da intendersi come pezza d’appoggio per chi spera ancora che il decreto non venga convertito consentendo così la ricandidabilità.

La riunione è durata fino a tarda sera. E si è stabilito anche altro: la riproposizione di tutte le candidature. Si ripartirà da zero. Chi, sia brevi manu, sia attraverso il proprio indirizzo di posta elettronica, aveva presentato la propria candidatura dovrà rifarlo. Sempre se intenderà ancora concorrere per il rinnovo del parlamentino degli avvocati leccesi per il quadriennio 2019-2023. A partire dall’8 aprile. Ma a chi tocca accendere il semaforo rosso? Chi è chiamato a sollevare il caso dei presunti incandidabili? Spetterà al presidente del seggio elettorale che dovrà essere nominato. E che dovrà districarsi tra eventuali ricorsi.

Nelle ultime settimane la corsa per il rinnovo del parlamentino degli avvocati leccesi è stata fortemente condizionata dai venti delle polemiche. C’è stata confusione, battaglia di pareri legali, polemiche incrociate che si sono alimentate sul circuito social, all’indomani della legge sulla incandidabilità di chi ha già svolto un doppio mandato. Un caso sollevato lo scorso 20 dicembre con il verdetto della Corte di Cassazione a sezioni unite, che ribadiva un principio pochi giorni fa tradotto in norma di legge da un decreto del governo Conte.

Alla fine è passata la linea dell’attendismo. Che, inevitabilmente, non placherà le polemiche nonostante la Presidente Roberta Altavilla getti acqua sul fuoco: “Mi auguro che questa decisione aprirà un nuovo capitolo per il Foro  leccese e che si torni a parlare finalmente di programmi. Che possa aver inizio una campagna elettorale seria, in un clima sereno, dove siano i progetti ad avere peso e non gli attacchi gratuiti, seppur solo da  alcuni avvocati, all’Ordine che ancora rappresento, rafforzati dalla  diffusione mediatica. Questo Consiglio, oggi come negli anni passati, ha agito sempre e solo nell’interesse del Foro, dedicandogli cura, competenze, tempo, vita, e non certo per un attaccamento alla poltrona”.

“Dalla decisione di rinviare le elezioni”, prosegue la Presidente, “avvenuta solo perché si facesse chiarezza normativa, alla riapertura delle candidature, stabilita dallo stesso decreto legge adottato nei giorni scorsi dal Governo, ogni decisione è stata presa con profondo senso del dovere e con responsabilità, nel rispetto dei ruoli e delle procedure che la stessa legge impone di rispettare”. Basterà per rasserenare gli animi e consentire una campagna elettorale improntata sulle proposte e sui programmi e non sulle polemiche e sugli interessi personali o di bottega?