F.Oli.

SOGLIANO CAVOUR (Lecce) – Denutrito, costretto a non lavarsi per giorni e picchiato più volte con tanto di segni ben evidenti sul corpo e nell’animo. I suoi presunti aguzzini? Chi lo avrebbe dovuto amare, accudire e crescere: la madre e il compagno della donna chiamato dal bambino di appena 5 anni con l’appellativo di “zio”. Di affettuoso, però, in questa storia ci sarebbe ben poco. La coppia, residente a Sogliano Cavour, è stata rinviata a giudizio. Affronteranno un processo con un dibattimento. Nessun rito alternativo con uno sconto di un terzo sulla pena. Cercheranno di dimostrare l’infondatezza delle accuse raccolte dagli agenti del Commissariato di Galatina (guidati dal vicequestore aggiunto Giovanni Bono) e dal pubblico ministero Maria Rosaria Micucci sfociate ad aprile nel domiciliari per l’uomo e nella misura interdittiva della sospensione dell’esercizio della responsabilità genitoriale (mai revocata) per la madre. Lo faranno a partire dal 14 marzo prossimo davanti al giudice monocratico Valeria Fedele quando inizierà il processo. I due imputati, difesi dall’avvocato Simona Mancini, sono finiti sul banco degli imputati con l’accusa di maltrattamenti aggravati dalla minore età, danneggiamento, violazione di domicilio e minaccia aggravata.

Le indagini hanno svelato un quadro sconcertante e desolante contrassegnato da violenze e sopraffazioni scoperchiato grazie al coraggio del nonno del piccolo che a febbraio si è presentato in Commissariato per denunciare la figlia e il suo compagno. Da settembre dello scorso anno il patrigno avrebbe ripetutamente picchiato il piccolo. Pugni in testa e su altre parti del corpo. Schiaffi al volto, tirate di orecchie per alzare il bambino da terra che, nel tempo, avrebbe riportato i segni di quelle violenze sul corpo: ecchimosi e graffi vari. La giovane mamma avrebbe maltrattato il piccolo costringendolo a lavarsi da solo e lasciandolo sporco nelle varie parti del corpo (piedi, orecchie, schiena) che il bambino non era in grado di pulirsi. Il piccolo sarebbe stato lasciato per più giorni con i vestiti insudiciati senza cambi di biancheria e scarsamente nutrito. Vivere così per il bambino sarebbe stato impossibile. Tanto da iniziare ad accusare uno stato di malessere generale e continue crisi di pianto.

Non appena il piccolo venne allontanato da casa per trovare rifugio da una zia, la madre del bimbo avrebbe organizzato una spedizione punitiva contro il padre colpevole di aver denunciato i maltrattamenti in Commissariato e di aver poi dato il via libera all’allontanamento del bambino. La coppia si sarebbe presentata in casa dell’anziano. L’uomo non era presente. In casa trovarono la compagna minacciata di morte con una pistola se non avesse lasciato con l’anziano il paese nelle successive 24 ore e poi costretta ad inginocchiarsi a terra. Poi la coppia sfogò la propria rabbia sulla mobilia presente in casa.

In questi mesi il bambino è stato sentito con la forma dell’incidente probatorio. Gli esiti avrebbero confermato i maltrattamenti anche se nella consulenza si fa anche cenno ad una facile influenzabilità del piccolo. In ogni caso le accuse sono rimaste granitiche e impermeabili anche dopo le ricostruzioni fornite in sede di interrogatorio dalla madre e dello “zio” che hanno sempre categoricamente smentito di aver fatto del male al bambino. Di certo in aula saranno presenti in aula il nonno del piccolo e la sua compagna. Si sono costituiti parte civile con l’avvocato Rossella Scalone chiedendo 30mila euro come risarcimento danni. Il processo stabilirà la verità: due aguzzini o vittime di accuse infondate?