F.Oli.

CASTRIGNANO DEI GRECI (Lecce) – Avrebbe fatto sparire da casa ori e oggetti di valore per sdebitarsi con il suo pusher dopo acquisti di droga. Lei, una ragazzina, all’epoca dei fatti, di soli 16; il pusher nella veste anche di estorsore, di tre anni più grande. Teenagers, eppure fortemente condizionati nelle loro scelte dalla dipendenza per la droga: chi psicologica come la ragazzina e chi economica come il presunto aguzzino. Eliseo Corina, 22enne di Castrignano dei Greci, è stato condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione dai giudici della prima sezione penale (a fronte di una iniziale richiesta di 6 anni invocati dal pubblico ministero Donatina Buffelli). Il Tribunale (Presidente Gabriele Perna) ha riqualificato l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti aggravato dall’articolo 80 in quello di lieve entità contestando comunque anche l’estorsione.

Inoltre il giovane imputato dovrà pagare anche una multa di 1700 euro ed è stato dichiarato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. Con la sentenza il Presidente della prima collegiale ha disposto anche l’invio degli gli atti al pm per valutare la posizione di tre testi. Sessanta giorni per il deposito delle motivazioni. Subito dopo l’avvocato del giovane, il legale Luigi Corvaglia, potrà impugnare la sentenza in Appello. La ragazzina, seguita dall’avvocato Selene Mariano, non si era costituita parte civile per tagliare ogni ricordo e legame con quei fatti.

L’intera vicenda sfociò nell’arresto del giovane nel luglio del 2015 (ora Corina è libero) dopo un’indagine condotta dai carabinieri di Maglie. lnizialmente la vittima avrebbe cercato di assecondare il suo pusher rubando saltuariamente oggetti da casa (tra cui un computer e oggetti in oro). Corina, però, avrebbe preteso ulteriori somme di denaro. E le richieste si sarebbero fatte sempre più pressanti. Un situazione di assoluta difficoltà che spinse la ragazzina a bussare alla porta della caserma dei carabinieri per chiedere aiuto, sostegno e collaborazione. I militari organizzarono la trappola con un incontro in cui il fidanzato della minorenne avrebbe dovuto lasciare nella mani del presunto pusher un’ulteriore somma di denaro.

I carabinieri si appostarono nelle vicinanze. Attesero il momento giusto per uscire allo scoperto. Corina finì in manette. Nel corso dell’udienza di convalida, il presunto pusher negò di conoscere la ragazzina confermando di avere avuto contatti con una sua amica con cui, di tanto in tanto, fumava qualche spinello. L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Roberta Licci, si è poi irrobustita con l’ascolto protetto della ragazzina. In lacrime confermò di aver acquistato marijuana da Corina e di averne fatto in alcune occasioni. In particolare quando venivano organizzati festini tra amici. Soprattutto ribadì di aver dovuto rubare in casa per soddisfare le pretese economiche del suo presunto pusher. E l’istruttoria dibattimentale ha confermato la bontà delle indagini a distanza di quasi quattro anni da una torbida storia di droga, soldi e vendette tra giovanissimi in “erba”.