F.Oli.

PORTO CESAREO (Lecce) – Due altre condanne nella vicenda giudiziaria relativa alla violenta aggressione ai danni di un 34enne di Porto Cesareo, avvenuta la sera del 29 novembre del 2017. I giudici della prima sezione penale (Stefano Sernia, Sergio Tosi e Alessandra Sermarini) hanno condannato a 8 anni di reclusione Maikol Pagliara, 28enne di Arnesano e a 7 anni e 10 mesi Lorenzo Cagnazzo, 29enne, di Porto Cesareo. Il pubblico ministero di udienza Roberta Licci, nonché titolare del fascicolo d’indagine, aveva invocato rispettivamente 9 e 8 anni. Nel dispositivo i giudici hanno inserito una provvisionale di 23mila euro in favore della vittima della tortura e di 5mila euro per la madre, il padre, la sorella e la figlia del 34enne, parti civili con gli avvocati Riccardo Giannuzzi e Francesco Nutricati. Il resto del danno sarà quantificato in separata sede. I due imputati rispondevano di lesioni personali aggravate, sequestro di persona e tortura. Con le stesse accuse, nei mesi scorsi, era stato già condannato in abbreviato a 4 anni e 8 mesi il 19enne Kevin Soffiatti, (difeso dagli avvocati Cosimo D’Agostino e Ladislao Massari). Il reato di tortura è stato recentemente introdotto nell’ordinamento italiano e la sentenza rappresenta uno dei primi verdetti (se non proprio il primo in assoluto insieme alla sentenza in abbreviato) con cui un Tribunale italiano riconosce tale accusa.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri della stazione di Porto Cesareo e dai colleghi della Compagnia di Campi Salentina. La vicenda ebbe inizio sera del 29 novembre. Soffiatti e Pagliara raggiunsero a bordo di una Golf un bar di Porto Cesareo dove il 33enne si trovava con amici per chiedergli di accompagnarlo per spostare una motocicletta da un’abitazione. Seppur preoccupato e il consiglio dei suo amici di non andare, l’uomo si mise alla guida dell’auto per raggiungere una casa in costruzione sulla strada per Sant’Isidoro. All’interno era presente Cagnazzo, che colpì con un bastone la vittima al capo con una tale violenza da fargli perdere i sensi. Poi iniziò il pestaggio: calci, pugni e bastonate, con schizzi di sangue su mobili e pareti.

Pagliara (da anni su una sedia a rotelle) puntò una pistola alla testa del 34enne minacciandolo che gli avrebbe sparato se avesse reagito. Poi, dopo avergli spinto con forza la testa in un secchio pieno d’acqua, lo fece prima denudare per poi orinargli addosso. Scena ripresa con il telefonino di Pagliara. Solo dopo circa mezz’ora il gruppo liberò il malcapitato, intimandogli di non raccontare a nessuno quanto accaduto. Ferito e sotto shock il 33enne allertò al telefono un amico, che lo accompagnò presso la stazione dei carabinieri di Porto Cesareo per poi raggiungere il pronto soccorso dell’ospedale “San Giuseppe” di Copertino e successivamente il “Vito Fazzi” di Lecce, per l’aggravarsi delle condizioni.

Intanto i carabinieri, agli ordini del luogotenente Salvatore Giannuzzi, avevano avviato le indagini acquisendo le testimonianze delle persone presenti nel bar. In breve risalirono ai responsabili. A scatenare tanta violenza sarebbe stato un presunto furto da commettere nell’abitazione di uno degli imputati. L’ipotesi di contrasti tra la vittima e i suoi aggressori non ha mai convinto investigatori e inquirenti. Gli odierni imputati sono tuttora ai domiciliari dopo un periodo trascorso in carcere. Non appena verranno depositate le motivazioni gli avvocati difensori, i legali Gabriele Valentini e Ivan Feola, potranno impugnare la sentenza in Appello.