F.Oli.

LECCE – Viaggi e cene con i soldi dell’Ateneo. Nel processo bis d’appello i giudici della Sezione promiscua (Presidente Marcello Petrelli) hanno condannato l’ex rettore dell’Università di Lecce, Oronzo Limone, a 2 anni e 3 mesi di reclusione a fronte dei 3 anni e 9 mesi incassati nel primo processo d’appello; pena dimezzata a 2 anni, invece, a Gianfranco Madonna, ex capo di gabinetto. Per entrambi gli imputati l’accusa era di concorso nel peculato. La sentenza, emessa ieri sera, ricalca le richieste invocate in aula dall’avvocato generale Ennio Cillo dopo che la Corte di Cassazione, nel giugno del 2016, aveva accolto quasi integralmente il ricorso della difesa riqualificando alcuni episodi di peculato in truffa poi caduti in prescrizione.

Due gli episodi di peculato ancora in piedi e che erano contestati all’ex rettore nel secondo processo d’appello: il primo era relativo alla cena del 3 marzo del 2007, per 480 euro, con un parlamentare salentino e altre persone; il secondo, invece, faceva riferimento a un viaggio a Bologna per ricevere la consulenza dal luminare del diritto privato, Filippo Sgubbi (poco meno di 500 euro), mentre, stando all’accusa, raggiunse il proprio legale per informarlo dell’inchiesta avviata sul suo conto. A Madonna, invece, era contestato solo un episodio di peculato.

C’era anche un episodio (di truffa) ritornato al vaglio dei giudici (per difetto di motivazione), ma sul quale nel frattempo si è abbattuta la mannaia della prescrizione, relativo all’acquisto di un telefono cellulare Nokia per la badante della madre del rettore, di cui rispondevano il concorso lo stesso Limone, Madonna e Andrea Pasquino, impiegato nella segreteria del rettore (che in appello era stato condannato a un anno e mezzo).
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li episodi risalgono all’estate del 2007. La vasta eco sollevata dall’indagine e dalle perquisizioni svolte dai carabinieri del Nucleo investigativo culminò con le dimissioni dell’allora rettore. Quattro gli episodi per i quali Limone era stato condannato sia in primo che in secondo grado: l’acquisto di un televisore al plasma e di un sistema dvd Home Theatre (da 3mila 389 euro) poi riqualificati dagli ermellini in truffa; due cene al ristorante “Blu Notte” (una da 480 euro per otto coperti, comprese mogli e figli, e l’altra, secondo l’accusa mai tenuta, da 500 euro); la trasferta a Bologna e un telefonino acquistato per la badante della madre del valore di cinquanta euro. Non appena saranno depositate le motivazioni, gli avvocati difensori (Andrea Sambati per Limone e Luigi Covella per Madonna) valuteranno il un nuovo ricorso in Cassazione. L’Unisalento si era costituito parte civile con il professore Giulio De Simone.