di F.Oli.

Una foto di Mattia Capocelli

MAGLIE (Lecce) – Si è difeso sostenendo la tesi della legittima difesa. Si è svolto nel pomeriggio il lungo interrogatorio di Simone Paiano, l’omicida reo confesso di Mattia Capocelli, davanti ai carabinieri della Compagnia di Maglie, ai colleghi del Nucleo Investigativo e ai magistrati Guglielmo Cataldi e Maria Consolata Moschettini. Il 24enne ha sostenuto con forza la tesi di aver reagito ad un’aggressione e di aver sparato per spaventare ma non per ammazzare. Paiano, alla presenza del proprio avvocato, il legale Dimitry Conte, ha spiegato di aver raggiunto via Don Luigi Sturzo perché un gruppo di persone aveva sequestrato poco prima il fratello sotto la minaccia di machete e coltelli come gli era stato riferito per telefono. Tanto che ha deciso di portare con sé la pistola.

Appena arrivato, stando a quanto raccontato a investigatori e inquirenti all’interno della caserma dei carabinieri di Maglie, sarebbe stato colpito da un machete alle spalle con due fendenti da un soggetto del quale non ha saputo fornire il nome. Il fratello di Paiano, trattenuto con la forza, ha cercato di bloccare Capocelli che, armato di un machete, si è scagliato contro Paiano. In quei momenti si è consumato l’omicidio. L’assassino ha riferito nel prosieguo dell’interrogatorio di aver intimato Capocelli di fermarsi, di rimanere calmo mentre questi si avvicinava per cercare di colpirlo. Nel frattempo Paiano sarebbe stato colpito con un machete da una terzo individuo alle sue spalle.

A quel punto, più con un gesto istintivo che con un’azione premeditata, ha estratto la pistola esplodendo un colpo. L’assassino, secondo quanto raccontato, era convinto di aver ferito Capocelli ad un braccio e non alla gola anche perché la vittima sarebbe rimasta in piedi. Si sarebbe così allontanato in sella alla sua moto. Dell’arma (una pistola calibro 6.35) si sarebbe disfatto subito dopo buttandola in una zona di campagna di cui non ha saputo fornire il punto esatto. A fine interrogatorio l’assassino è stato comunque sottoposto al fermo di pg con le accuse di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e porto abusivo di arma da fuoco così come disposto dal procuratore aggiunto della Dda Guglielmo Cataldi e dal pubblico ministero di turno, il sostituto procuratore Maria Consolata Moschettini.

La ricostruzione dell’assassino sarà ora confrontata con gli elementi acquisiti dai carabinieri e, soprattutto, con le immagini delle telecamere di videosorveglianza sequestrate lungo via Don Sturzo. E solo a quel punto, l’accusa di omicidio volontario potrebbe essere cristallizzata in attesa dell’udienza di convalida davanti al gip. Ad ogni modo l’indagine dovrà accertare il movente dell’omicidio che dovrebbe ricondursi a interessi nel mondo della droga. L’assassino, effettivamente, ha precedenti per spaccio come riportato in un precedente articolo. Era libero da alcuni giorni. Ora però Paiano, figlio di un  imbianchino e di una operatrice sanitaria in forze all’ospedale di Scorrano, è tornato nuovamente in carcere. Questa volta con il rischio di non uscire più.