LECCE – Il sindaco Carlo Salvemini resta coerentemente convinto che sia necessario far pagare gli ingressi nelle chiese per garantire aperture più lunghe e pulizie. Un’idea rispettabile che, però, desta qualche perplessità. I leccesi non pagano, ma staccano il biglietto gratuito (anche gli ingressi a zero euro fanno numero!): i brindisini e gli stranieri sì. “Vedo la fila dei turisti davanti alle chiese aperte” – esclama soddisfatto il sindaco. Le tre chiese del centro sono tra le cose più importanti da vedere in città, perché tutto questo stupore? Chi viene deve per forza passare da lì mettendo la mano al portafoglio. Ma viene imposto un balzello, che si unisce alla tassa di soggiorno. Eppure, a noi leccesi nella cattedrale di Genova o nella Chiesa di Portofino (nota località turistica) non ci chiedono un euro. I soldi sono per le aperture extra? Allora perché non far pagare solo durante l’orario straordinario?

“Ricordo le polemiche dei mesi scorsi da parte delle guide e degli operatori preoccupati delle possibili cadute nelle visite dopo la presentazione del progetto ‘LeccEcclesiae’, con previsione di un biglietto d’ingresso per garantire i servizi di apertura, chiusura, custodia e pulizia dei principali luoghi di culto della città, oltre che attrattori turistici – spiega il primo cittadino – Ricordo gli attacchi alla Curia, al Vescovo, alla cooperativa sociale Artworks, le richieste di sospensione del progetto, le minacce di ricorsi, le lettere al ministro.
Ricordo il dibattito pubblico che vide coinvolti i candidati sindaci e la posizione solitaria che assunsi a difesa di un’iniziativa che consideravo utile alla città e non penalizzante per nessuno. Di quelle polemiche resta una impercettibile eco:
tanto rumore per nulla.
a fine anno – come doveroso – si trarrà il bilancio definitivo di ‘LeccEcclesiae’, che dai numeri finora disponibili può già definirsi un successo”.

Quindi, basta che si dimostri che sono entrate molte persone per dire che si tratta di un successo? E con quale dato si può confrontare quello che avremo tra un anno, visto che quando si entrava gratis non è stata fatta alcuna rilevazione? Come faremo a sapere se tra il 2017 e il 2019 sono entrati più o meno turisti, se non ci sono i dati precedenti? E come faremo a capire se quelli che sono entrati erano turisti, brindisini o leccesi, se a tutti si fa un biglietto d’ingresso? Ci daranno i dati dei paganti e del pubblico che ha ottenuto l’accesso gratuito separatamente? Queste sono semplici domande, non attacchi: interrogativi! Come quello dell’inaugurazione in pompa magna di Santa Croce, che resta comunque adombrata dall’impalcatura. Interrogativi come quelli che si porrà chi dovrà pagare un parcheggio per andare in ospedale (un luogo di sofferenza), una struttura che sorge in periferia, non nel centro di Lecce (anche lì sarà un successo d’ingressi e d’incassi!). Domande su domande (non attacchi), come quelle che si pone un leccese che per entrare a San Matteo deve andare al Duomo per un biglietto di ingresso gratuito. Quindi non parliamo di successo: il termine è balzello (fa piacere solo per il fatto che serva a far lavorare qualche giovane) e disagio nell’andare a ritirare biglietti e fare eventuali file per entrare nella tua chiesa.

Garcin