LECCE – Ivan Ciullo, talentuoso musicista e speaker radiofonico salentino, conosciuto come Dj Navi, non è stato ucciso. A questa conclusione sono giunti i periti della procura leccese – il medico legale Alberto Tortorella ed il professore dell’Università di Bari Francesco D’Introna – che nelle scorse ore hanno depositato sul tavolo del pubblico ministero i risultati dell’autopsia eseguita sul corpo del ragazzo, riesumato lo scorso maggio dal cimitero di Presicce Acquarica.

Il “giallo” sulla morte del salentino ebbe inizio la mattina del 22 giugno 2015, quando fu trovato impiccato con il cavo di un microfono ad un ulivo nelle campagne, alla periferia del paese. L’esito della relazione, di 115 pagine, rivelerebbe che il giovane disk jockey e speaker di Radio Salentuosi, originario di Acquarica del Capo, si sia tolto volontariamente la vita, al contrario di quanto fermamente sostenuto dai genitori del ragazzo e dagli avvocati che li assistono, secondo i quali – invece – Ivan Ciullo sarebbe stato strangolato.

L’avvocato Paolo Maci insieme all’ingegnere informatica Luigina Quarta

Nell’istanza presentata per conto della famiglia Ciullo dagli avvocati Walter Biscotti e Paolo Maci, inoltre, viene sostenuto che la morte del giovane salentino sia avvenuta almeno sei ore dopo rispetto all’ipotesi che era stata avanzata nel corso del primo accertamento medico-legale, eseguito poche ore dopo il rinvenimento del cadavere di Ivan. Stando agli esiti della perizia, tuttavia, il decesso del dj sarebbe avvenuto in un orario compreso tra le 19 e le 23, circostanza che tra l’altro scagionerebbe l’unico indagato, che in quel momento si trovava a Taviano.

“Le risultanze dell’autopsia concludono per l’ipotesi suicidaria, ma non ci arrendiamo, perché questi esiti non ci convincono – dichiara l’avvocato Paolo Maci – nelle prossime ore sottoporremo la perizia ai nostri consulenti (i professori Roberto Lazzari e Giuseppe Panichi), che produrranno osservazioni puntali a sostegno della nostra tesi, e cioè che Ivan sia stato ucciso”.

Le perizie dei consulenti della famiglia Ciullo, infatti, avevano fatto emergere diverse incongruenze rispetto al suicidio. Si sarebbe trattato, piuttosto, di un suicidio simulato: alcuni segni sul collo erano compatibili con uno strangolamento, ma non con il cavo utilizzato per l’impiccagione; i piedi di Ivan toccavano terra ed il corpo era semi-flesso, come se fosse stato appeso; accanto all’albero c’era uno sgabello, che sarebbe servito al 34enne per impiccarsi, privo di impronte e con i piedi non penetrati nel terreno. Infine la lettera d’addio, scritta al computer ed indirizzata a “Mamma e Sergio”, sulla quale era presente anche una frase manoscritta. Non con la grafia di Ivan, stando ai familiari, che dopo oltre quattro anni sono ancora alla ricerca della verità. Di fatto gli ultimi accertamenti scagionerebbero l’unico indagato nell’inchiesta difeso dall’avvocato Giuseppe Minerva.

La famiglia di Ivan intanto, questa mattina, ha chiesto al gip Simona Panzera di riaprire una vecchia questione relativa ad un’e-mail inviata alla redazione di Chi l’ha visto nel 2017 in cui qualcuno aveva accusato la madre per la morte di Ivan. La fonte non è mai stata rivelata.Cjhi ha inviato l’email? E aveva l’intenzione di depistare le indagini?