SCORRANO – Quando il consigliere regionale Mario Pendinelli era sindaco, qualcuno dei personaggi che orbitano nel mondo della criminalità (e che in paese si conosce bene) ha provato a fare la voce grossa. È noto l’episodio che si verificò in un bar di Scorrano: mentre il primo cittadino parlava con un imprenditore che doveva terminare un appalto, qualcuno avvicinò il titolare dell’azienda e gli chiese dei soldi per scongiurare eventuali incendi ai mezzi. L’imprenditore lo confidò al primo cittadino e il sindaco si rivolse ai carabinieri: intervenne la Procura per stroncare sul nascere il tentativo di mostrare i propri muscoli che aveva fatto la criminalità. Nel caso del commissariamento avvenuto ieri, che getta un’onta indelebile sulla città, non sappiamo quale verità processuale emergerà, perché l’ex sindaco Guido Stefanelli è innocente fino a condanna definitiva: nei suoi confronti, però, arrivano già le condanne politiche, ma anche assoluzioni. L’accusa della magistratura è di aver promesso agli ambienti criminali favori e appalti in cambio del voto: cose che poi non furono concesse e che scatenarono l’ira degli interessati. Ma l’ex sindaco respinge ogni accusa e afferma di non aver mai promesso nulla a nessuno.

Il giorno stesso c’è chi scende in campo a difendere Stefanelli e parla di sfortuna: “Mi spiace vedere commenti poco decorosi nei confronti di un’amministrazione che ha il solo torto di essersi ritrovata a vincere nel momento sbagliato. Nel momento cioè nel quale è venuta fuori la patata bollente, frutto del surriscaldamento di altre amministrazioni.
Non facciamo finta di cadere dalle nuvole. La questione odierna è conosciutissima da tutti, anche da chi fa finta di non conoscerla, perché ha radici pluridecennali.
Diciamo che, nelle scorse elezioni, a chi ha perso, gli è venuta di culo.
Infine, il sindaco è una persona che ha messo in gioco tutto ciò che aveva. Mi aspettavo un minimo di solidarietà umana a maggior ragione del fatto che tutti conoscevano la situazione. Invece ho dovuto osservare azioni di sciacallaggio politico.
Niente, dunque, sui fondare alcun tipo di base per poter ripsrtire; solo giudizi (per fortuna lontani all’universalità).
Con cordialità”.

Di fronte a queste parole ci siamo chiesti cos’è accaduto prima di questi fatti più recenti: c’erano già le premesse perché la situazione degenerasse? Lo abbiamo chiesto al consigliere regionale Mario Pendinelli.

Consigliere Pendinelli, lei oggi da cittadino scorranese che riveste il ruolo politico più alto sarà addolorato per il commissariamento per infiltrazioni mafiose di Scorrano, gli uomini vicini a Guido Stefanelli fanno scudo: parlano di sfortuna e sciacallaggio. Lei è stato sindaco di Scorrano e oggi ricopre un ruolo politico importante: secondo lei, si può parlare di sfortuna? Un sindaco come deve comportarsi quando ha a che fare con certe personalità malavitose, che esistono in tutti i paesi?

”Ho letto alcuni scritti in cui si generalizza e si parla comportamenti usuali, tenuti da tutti. Chi scrive ciò dovrebbe avere il buon gusto di stare zitto e di connettere il cervello con la lingua e con la mano che scrive. Un Sindaco ha il dovere di rapportarsi con i suoi concittadini e al tempo stesso ha il dovere di assumere comportamenti che devono rendere chiara l’impossibilità di condizionare dall’esterno l’azione di governo. Quindi, non fare qualunque cosa per un voto. In questo momento triste per il paese non voglio girare il coltello nella piaga, ma a queste idiozie che mi hanno fatto leggere rispondo che a Scorrano ci sono stati comportamenti molto diversi”.

Quando si fanno le campagne elettorali bisogna cercare di stare attenti a chi si chiede il voto? Stefanelli dice di non aver chiesto il voto a nessun malavitoso. Ci sono alcune intercettazioni inquietanti che però lo mettono sotto accusa…Lei cosa ne pensa?

Ho letto alcune intercettazioni sui giornali e ho avuto alcune notizie  su altri contenuti di intercettazioni delle quali non ho conoscenza diretta. Se una persona viene apostrofata se parla con i carabinieri o se per vincere le elezioni si è disposti a tutto, il problema c’è e va ben oltre il fatto amministrativo specifico. Il mio è un giudizio politico perché le vicende penali verranno valutate nelle sedi competenti”.

Nessuno aveva mai associato la parola mafia a Scorrano. È un’onta superabile quella che ha travolto il paese? Da dove si riparte? Come ci si rimette in piedi?

”Per far dire che Scorrano, con tutti i suoi problemi e le difficoltà uguali a quelle di tanti altri paesi, fosse un Comune mafioso ci voleva una grande capacità. Purtroppo è successo ed il danno è di proporzioni difficili da immaginare. Da oggi il nostro Comune sarà annoverato al pari di centri dove la connessione con la malavita è strutturale e genetica. Questo non deve attenuare la spinta della comunità a recuperare l’immagine di paese sano e dare prova di ciò. In tanto casi gli scorranesi hanno brillato per fatti positivi e dovremo con umiltà continuare a farlo, consapevoli di quanto successo”.

Secondo lei, la criminalità organizzata scorranese è cresciuta in questi ultimi anni? Il lavoro fatto dalle forze dell’ordine ha inferto un colpo mortale a questa organizzazione o non bisogna illudersi troppo?

”I fatti accaduti hanno sorpreso per la loro gravità. Il livello si è alzato e questo deve far riflettere tutti. Fermare un fenomeno al suo nascere è cosa ben diversa dal doverlo affrontare in fase avanzata. Questo riguarda una comunità nel suo insieme, dalle famiglie alle istituzioni locali e a quelle superiori. Guai se pensassimo che si tratta solo di un problema delle forze dell’ordine oppure di questa identità vaga e difficilmente individuabile che si chiama Stato e a cui siamo sempre pronti a dare la colpa”.

La Sacra Corona Unità spesso tende a mettere le mani sulla città attraverso gli appalti pubblici. Il sistema ha le armi per proteggere i sindaci che si mettono di traverso?

Abbiamo visto tanti film sulla mafia. Abbiamo letto tanto. Abbiamo visto uomini dello Stato prima criticati e poi esaltati dopo la morte. Abbiamo assistito anche a piccole e poco edificanti beghe all’interno delle Istituzioni. La delinquenza organizzata si affronta con uno sforzo comune e assumendosi ognuno una piccola responsabilità. Anche nel piccolo, perché anche ciò che non appare conta. Questo  consente a chi ha responsabilità di fare la cosa giusta”.