manifestazione xylella (3)BOLOGNA – La scienza riuscirà a salvare un settore vitale per l’agricoltura salentina? L’olivicoltura e il paesaggio del Salento potrebbero essere salvati attraverso alcuni concimi naturali, privi di pesticidi, realizzati in laboratorio. La scoperta è stata fatta a Bologna, ma per avere la certezza bisognerà avviare la sperimentazione nel Salento. Il sistema ha funzionato con la malattia dei kiwi, potrebbe funzionare con «la peste degli ulivi», la Xylella fastidiosa, che rischia di mettere in ginocchio un ramo importante dell’economia salentina. Bio Eco Active S.r.l. in collaborazione col Laboratory of Environmental and Biological Structural Chemistry (LEBSC) del Dipartimento di Chimica dell’Università di Bologna hanno messo a punto una serie di «concimi innovativi basati su microparticelle di fosfato di calcio». Un concime a base di selenio potrebbe salvare i nostri ulivi: per la precisione, una combinazione di zinco e selenio. Manca la sperimentazione, ma questo tipo di concimi hanno già funzionato con altre malattie.

«Si tratta di un concime che può curare e prevenire la malattia degli ulivi – spiega il professore di Chimica dell’Università di Bologna, Norberto Roveri – È tutto biologico, senza sostanze tossiche. Si tratta di capire, attraverso i test, quali siano le dosi giuste. Siamo riusciti a salvare le coltivazioni di kiwi a Roma, che avevano subito danni grossissimi. La sperimentazione sarà a spese nostre e dei nostri partner». La scoperta nasce grazie agli studi del laboratorio LEBSC s.r.l: uno spin off universitario che utilizza le competenze acquisite con le nano e biotecnologie in decenni di ricerca accademica condotte presso il Dipartimento di Chimica “G. Ciamician” dell’Università di Bologna per trasferirle in problematiche applicative in ambito ambientale e biomedicale. Per combattere e prevenire la xylella, dunque, si può intervenire sulla nutrizione dell’ulivo. L’infezione da Xylella fastidiosa attraverso l’alterazione del bilanciamento dell’acqua nelle piante infette, altera l’acquisizione dei nutrienti. Il «vaccino» è costituito da idrossiapatite biomimentica: si tratta della riproduzione del fosfato di calcio che abbiamo nelle ossa.

Il progetto verrà attuato con il supporto e la collaborazione di partnership locali – come il laboratorio di microbiologia dello Studio EFFEMME di Squinzano e la società GEOAMBIENTE S.r.l. di Cavallino (con la quale sono già in corso collaborazioni per altri progetti) – che hanno già accettato di aderire all’iniziativa, offrendo la  disponibilità a divenire basi operative del protocollo di sperimentazione. Gli oneri di ricerca saranno interamente a carico del gruppo di società promotrici dell’iniziativa. Ora, l’ultima parola spetta al Ministero, che dovrebbe autorizzare la sperimentazione sugli alberi colpiti dal batterio che provoca un inarrestabile disseccamento. Solo ricerca e sperimentazione possono dare le risposte adeguate: i pesticidi finiscono sulle nostre tavole e l’eradicazione produrrebbe il deserto paesaggistico, oltre al rischio del collasso di un settore vitale per la nostra economia.

Gaetano Gorgoni

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