MELENDUGNO (Lecce) – Non va applicata la “Direttiva Seveso” al gasdotto Tap. Non c’è alcun rischio di incidenti di portata rilevante per la popolazione e l’ambiente. E’ quanto scrivono nella loro consulenza gli esperti nominati dalla Procura per fornire risposte certe ai dubbi sollevati dal sindaco di Melendugno Marco Potì in un esposto depositato il 13 maggio di un anno fa. Nella relazione vengono sviscerati anche un altro paio di questioni; il primo è che il Ministero dell’Ambiente ha comunicato che non esistono altri impianti analoghi al gasdotto marino e terrestre del “Trans Adriatic Pipeline” assoggettati alla normativa Seveso.

Inoltre, il perito nominato dall’azienda norvegese incaricata di realizzare il gasdotto, il docente universitario Fernando Boero, ha comunicato che l’approdo di Brindisi comporterebbe il rischio di causare danni più rilevanti all’ecosistema marino. L’indagine è condotta dal pubblico ministero Angela Rotondano che ha ereditato il fascicolo dal collega Antonio Negro. Circa due mesi fa la Procura aveva dato incarico ad un pool di esperti di valutare la regolarità del progetto e di accertare se le procedure autorizzative e ambientali fossero conformi alle norme vigenti.

Gli accertamenti sono stati condotti da un pool di figure professionali ed estremamente qualificate: il chimico Mauro Sanna, Nazzareno Santilli, ingegnere chimico e funzionario dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e Rino Felici, ex funzionario dell’Arpa Lazio. Il sindaco di Melendugno aveva manifestato particolare preoccupazione sotto il profilo della sicurezza. E aveva citato l’esplosione del 6 marzo del 2105 a Pineto (in provincia di Teramo) che aveva provocato otto feriti. Eppure il problema dell’applicazione della “Direttiva Seveso” era stato affrontato anche dalla stessa Regione Puglia nella procedura di rilascio della “Valutazione di impatto ambientale”. I vigili del fuoco di Lecce avevano sostenuto la non applicabilità della normativa così come il Ministro dell’Ambente e dell’Interno. Proprio come i consulenti della Procura.

Francesco Oliva