LECCE – “La delega per prelevare somme di denaro dal conto corrente è stata falsificata”. Direttore delle poste e nipote dell’anziana raggirata hanno confessato; il primo davanti al pm, il secondo al gip. Si sono svolti nelle scorse ore gli interrogatori di Pierluigi Porpora, direttore delle poste di via Archita da Taranto a Lecce e del nipote dell’anziana, Gianluca De Gennaro, entrambi residenti nel capoluogo salentino. Il direttore, assistito dall’avvocato Alberto Erroi, ha rotto il silenzio davanti al pubblico ministero Giovanni Gagliotta e agli uomini di pg della Polizia di stato guidati dal dirigente Antonio De Carlo.

Porpora nel corso di un lungo interrogatorio ha ammesso di aver falsificato la delega negli uffici postali e di non essersi mai recato in ospedale dove era ricoverata la nonna del presunto complice. Ha ammesso di aver agito in buona fede sollecitato dalle richieste di De Gennaro che aveva l’impellenza di pagare le medicine e la badante della nonna. Anche il 42enne, difeso dall’avvocato Carlo Sariconi, ha ammesso di aver falsificato la delega precisando che le somme sarebbero effettivamente servite per pagare scadenze urgenti per conto dell’anziana parente.

De Gennaro ha comunque riferito al gip Vincenzo Brancato di essere titolare di un conto cointestato con il nonno già da tempo. Gli avvocati difensori hanno già presentato istanza di revoca dei domiciliari. Porpora, secondo gli accertamenti, avrebbe aiutato De Gennaro a svuotare i conti grazie ad una delega ritenuta sospetta dagli inquirenti, firmata dall’anziana donna durante la degenza nell’ospedale di San Pietro Vernotico. Il direttore della filiale postale si sarebbe recato personalmente presso il nosocomio per il rilascio della delega (ipotesi smentita nel corso degli interrogatori e fornita nel corso delle indagini per giustificare la propria condotta).

L’indagine degli uomini di pg della polizia di stato è stata avviata con la denuncia di alcuni parenti della donna dopo aver constatato i prelievi eseguiti. I due arrestati non sono gli unici indagati. L’accusa di falso ideologico viene contestata anche ad una parente stretta e a un dipendente di De Gennaro.

F.Oli.