LECCE/BRUXELLES – In base all’innovazione e all’efficienza che si pone il programma LIFE, lo strumento dell’Ue a favore dell’ambiente e dell’azione per il clima, la Commissione europea ha deciso di finanziare con 1,34 milioni di euro un progetto di Acquacoltura nato nel Salento, dal titolo “REMEDIA Life – Remediation of Marine Enviroment and Development of Innovative Aquaculture”, le cui peculiarità sarebbero quelle di rivoluzionare le buone pratiche della pesca sostenibile iniziando principalmente dall’area jonica.

REMEDIA nasce nel Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali dell’Università degli studi di Lecce, in collaborazione con la sede di Taranto dell’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero, l’Università ‘Aldo Moro’ di Bari e l’impresa Maricoltura Mar Grande S.r.l.; rappresenta un progetto che vale complessivamente 2,48 mln di euro ed è coordinato dalla Professoressa Adriana Giangrande, docente di Zoologia per Scienze Biologiche impegnata tra i vari temi, nella ricerca universitaria su faunistica, biodiversità e biorimediazione.

Applicando all’acquacoltura europea moderna, antichi sistemi già utilizzati in Asia per l’agricoltura, REMEDIA vuole dimostrare l’efficacia di un sistema di IMTA ovvero di “Acquacoltura Multitrofica Integrata” in un’area marina confinata, facendo riferimento ad una tecnologia di produzione che possiede una duplice funzione mai sperimentata prima: ridurre l’inquinamento e contemporaneamente aumentare la produttività e il profitto trasformando i flussi di rifiuti in nuovi prodotti.

Questo tipo Acquacoltura sostenibile rientra dunque nel concetto di economia circolare, in cui i rifiuti provenienti da un processo produttivo sono utilizzati nel sistema di produzione come materie prime per un altro processo produttivo.

L’IMTA oltre a garantire un corretto funzionamento degli ecosistemi in natura, rappresenta un sistema di policoltura, ovvero di allevamento e coltura di specie diverse, utilizzando invertebrati filtratori e macroalghe in grado di estrarre e riciclare le sostanze nutritive derivanti dall’allevamento del pesce, le quali se venissero rilasciate senza alcun trattamento, andrebbero ad aumentare l’eutrofizzazione.

Sono proprio le specie proposte come estrattori a fare di REMEDIA un progetto innovativo nel suo settore, che vedrebbe così una efficiente minimizzazione degli impatti della maricoltura ed un miglioramento della biomassa del pesce prodotto.

Ad oggi ci sono solo 7 sistemi IMTA Europei in attivo, e la Banca mondiale prevede che entro il 2030 la domanda di prodotti acquatici aumenterà di 261 milioni di tonnellate, il 62% di questa proveniente da produzioni da acquacoltura, motivo per cui la Commissione Europea si sta interessando ad innovative forme di produzione con un limitato impatto sull’ambiente.

“Il progetto REMEDIA Life è iniziato  lo scorso 5 luglio – afferma la Professoressa Adriana Giangrande – è dunque ancora in una fase iniziale organizzativa, ma il cronoprogramma prevede una prima raccolta di prodotti, tra circa un anno e mezzo. I progetti Life sono concentrati per l’80% sulla produzione e rappresentano uno sviluppo della fase preliminare di ricerca a cui il mio team lavora da circa 14 anni. La ricerca ha riguardato la selezione degli organismi più idonei al biorisanamento in ambiente marino, attraverso lo studio del loro ciclo vitale e della loro fisiologia.

Il progetto REMEDIA Life rappresenta quindi il passaggio dalla sperimentazione su piccola scala, ad una fase preindustriale, in cui anche le ricerche di mercato avranno un’importanza notevole.

E’ stato proprio questo punto a rappresentare la discussione avvenuta nel Kick Off dei progetti Life conclusosi in questi giorni a Bruxelles, al quale ho partecipato come rappresentante di uno dei progetti finanziati dalla Commissione europea.

Il nostro programma con il numero LIFE16 ENV/IT/000343 fa parte dei 20 programmi approvati nel 2016 nel settore ambiente, e tra i 16 proposti dai team di ricercatori spagnoli e i 3 dai  ricercatori italiani, c’era anche REMEDIA. Il nostro progetto avrà la durata di 4 anni e mezzo, ma i progetti Life prevedono la continuazione “after-life”, per almeno altri 3 anni.

Io e il mio team speriamo di raggiungere i nostri obiettivi sia a livello ambientale che a livello produttivo, anche perché quest’ultimo potrebbe aprire un nuovo settore occupazionale.”

 

Guglielmo Ruberti