di Marcella Negro

LECCE – Presentati questa mattina in conferenza stampa, presso la Sala Stampa di Palazzo Adorno a Lecce, i dati conclusivi della ricerca GENEO “Sistemi di valutazione delle correlazioni tra GEnotossicità dei suoli e NEOplasie in aree a rischio per la salute umana”, progetto scientifico promosso da LILT di Lecce, in partenariato con l’Università del Salento, la Provincia di Lecce e la ASL di Lecce.

I dati di mortalità oncologica dell’ISTAT registrano da tempo un netto incremento in Puglia e più ancora nella provincia di Lecce. Mentre sembra essersi finalmente invertito il trend della mortalità per tumore del polmone maschile e per tumore della vescica, cresce anche da noi in maniera drammatica la mortalità per cancro in generale ed in particolare per quello al seno, specialmente nelle giovani donne.

Al fine di ricercare le cause ambientali verosimilmente responsabili di una così grave situazione epidemiologica, e poterle poi rimuovere per ridurre l’incidenza, la LILT di Lecce ha promosso il progetto di ricerca GENEO (Sistemi di valutazione delle correlazioni tra Genotossicità dei suoli e NEOplasie in aree a rischio per la salute umana), in partenariato con l’Università del Salento, la Provincia di Lecce e la ASL di Lecce.

Il progetto GENEO inaugura la linea di Ricerca in Oncologia Ambientale del nascente Centro Ilma LILT, l’Istituto Scientifico in via di ultimazione a Gallipoli. Dall’analisi di campioni di terra prelevati dai suoli di 32 Comuni del Salento, raccolti in 9 aree ad alto, intermedio e basso rischio oncologico, sono stati rilevati dati concernenti le caratteristiche pedologiche di base, la radioattività e poi i metalli pesanti, gli IPA. Le diossine, i furani, i PCB, i pesticidi e le caratteristiche di biotossicità e genotossicità. Nelle 9 aree selezionate sulla base del rischio oncologico (alto, intermedio e basso) la valutazione della biodisponibilità nel suolo dei diversi contaminanti non ha rivelato una correlazione diretta e significativa tra situazione epidemiologica e contaminazione del suolo.

Diversamente dalle attese, invece, si è riscontrato in quasi tutte le 9 aree, ed a prescindere dallo stato epidemiologico di ognuna di queste, una significativa presenza di alcuni contaminanti, quali l’Arsenico, il Berillio e, in misura minore, il Vanadio. La presenza e la concentrazione di questi metalli pesanti rivelano uno stato di contaminazione del suolo assolutamente non compatibile e non atteso per aree verdi. Per quanto riguarda l’Arsenico e le sue possibili sorgenti, è importante ricordare che la ricerca di pesticidi in tutte le 9 aree verdi è risultata negativa.

L’analisi delle diverse diossine, furani e PCB, pur rivelando valori ampiamente nei limiti di legge, sembrano svelare possibili sorgenti di contaminazione, meritevoli di approfondimento. Infine, i test di biotossicità, ed in particolare quelli di genotossicità dei suoli, hanno rivelato in alcune aree una possibile correlazione tra inquinamento ambientale e situazione epidemiologica della popolazione.

Il dato epidemiologico che oggi riscontriamo è conseguenza di una o più cause di tumore che hanno agito molti anni prima. Ne consegue, altrettanto, che un grave stato di inquinamento del suolo riscontrato oggi produrrà i suoi effetti epidemiologici tra alcuni anni. È evidente pertanto che le criticità epidemiologiche emerse in provincia di Lecce negli anni 2000-2010 (tumore del polmone maschile e tumore della vescica nel Centro-Sud del Salento) sono stati effetto di processi di cancerogenesi iniziati negli anni ’70 – ’80. Processi che verosimilmente stanno attenuandosi o esaurendosi, alla luce dell’attuale apparente inversione di tendenza della curva di mortalità per quegli stessi tumori.

Indubbiamente, situazioni storico-sociali ed ambientali operanti alla fine del secolo scorso si sono modificate, producendo l’attuale modulazione epidemiologica. Che, purtroppo, vede il Salento perdere l’antico gap virtuoso che lo aveva contraddistinto rispetto al Nord, mentre raggiunge l’omologazione alla media nazionale. La gravità della situazione epidemiologica attuale è sicuramente la conseguenza delle modificazioni subite dall’ambiente salentino negli ultimi 10-20-40 anni.

Lo studio GENEO ha rivelato l’attuale preoccupante stato di contaminazione del suolo in molte parti del Salento: ciò fa temere un ulteriore peggioramento della situazione epidemiologica nel prossimo futuro.

Pertanto, alla luce delle ben note emergenze ambientali, e sulla scorta della normale prassi seguita in tante altre Regioni del Nord, si auspica un intenso e costante monitoraggio ambientale (in particolare, del suolo, matrice-memoria di ogni inquinamento), a salvaguardia della salute delle popolazioni e per una corretta e sostenibile pianificazione dello sviluppo del territorio. È altresì inderogabile che le Istituzioni preposte si attivino quanto prima e con il massimo impegno, al fine di individuare le possibili sorgenti del grave inquinamento dei suoli riscontrate e predisporre quindi gli opportuni interventi tecnici, amministrativi e politici.
La stesura del progetto, le relazioni scientifiche e il dettaglio dei risultati sono disponibili sul sito: www.geneosalento.it