LECCE – Avere un milione e 300 mila euro di crediti e morire ugualmente per un milione di debiti maturati tra interessi, contributi ai dipendenti e altri pagamenti impossibili da fare, quando si hanno ormai i soldi bloccati e tutto passa in mano ai giudici, con relative spese e interessi che maturano. Questa è una storia kafkiana fatta di errori e lentezze burocratiche, secondo la difesa di un consorzio che si occupava di fornire servizi agli enti pubblici. Il 30 maggio del 2018 si è tenuta l’udienza davanti al Giudice dell’Esecuzione, il got l’avvocato Tommasi del Tribunale civile di Lecce, che vede coinvolti oltre cinquanta creditori tra lavoratori e aziende del settore contro Cesfet, per decidere sull’assegnazione di parte delle somme pignorate. Perché, a un certo punto, non sono stati più pagati stipendi e contributi? Questa è la domanda a cui devono rispondere i giudici.

Chi sono i reponsabili? La lentezza nei pagamenti delle pubbliche amministrazioni, come sostiene la difesa, o il fatto che gli amministratori del consorzio se la prendessero troppo comoda nel pagare gli stipendi, come sostiene l’accusa? La difesa di Cesfet chiedeva anche lo svincolo delle somme ormai arrivate, ma il giudice ha rigettato tale istanza, a cui si sono opposti tutti gli avvocati difensori dei creditori intervenuti. Secondo la tesi difensiva, il ritardo negli adempimenti di natura assistenziale e pensionistica era dovuto a “cause esterne, in primis al mancato rispetto dei tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni, per prestazioni rese e fatturate elettronicamente, per importi che hanno raggiunto livelli considerevoli”. Tutto ciò avrebbe determinato azioni giudiziarie da parte dei lavoratori dipendenti “che hanno finito per ripercuotersi sul regolare andamento finanziario dell’azienda”.

Il Consorzio Europa Cesfet Onlus si occupa di servizi, formazione, terzo settore, gestione asili nido, centri educativi e riabilitativi e, naturalmente, lavorava con molte pubbliche amministrazioni, finanziato anche dal Ministero. Il Cesfet comincia a vincere bandi e a diventare una realtà importante nel Salento. Ad un certo punto, però, il meccanismo dei pagamenti si inceppa: si tratta dei soliti ritardi degli enti pubblici, secondo la difesa. Si bloccano stipendi e pagamenti ai fornitori, cominciano le azioni legali e arrivano i pignoramenti sui soldi che entrano. E’ un circolo vizioso in cui le somme attese arrivano, ma non si possono utilizzare per pagare prima della conclusione di alcune procedure burocratiche e verifiche: intanto gli interessi crescono.

“Non abbiamo potuto pagare per diverse motivazioni, altrimenti avremmo liquidato: era necessaria una determinata documentazione e solo dopo avremmo potuto erogare. I ritardi sono dovuti a questo – spiega la dottoressa Anna Maria Perulli, dirigente responsabile dei servizi socialiLe somme sono a disposizione, ma si liquidano previa determinata documentazione mai pervenuta. I diversi tavoli tenuti non hanno mai risolto la questione. Ormai la palla è passata ai giudici. Non avremmo avuto problemi a erogare i contributi se la documentazione richiesta fosse stata prodotta (in questo caso si attendevano le buste paga dei dipendenti ndr)”. “Ma perché, senza bloccare le somme, l’ente non si è sostituito al debitore pagando contributi e operai, come prevede la legge?” – si chiedono i legali della difesa. Saranno i giudici a chiarire a causa di quale problema quella documentazione non poteva essere esibita. La vicenda è complessa e strabordante di burocrazia e si ingarbuglia ancora di più quando le cifre vengono pignorate.

La beffa consiste nell’avere virtualmente i soldi e nell’andare k.o. ugualmente. Non si tratta solo di crediti con i Comuni, c’è la Regione Puglia e perfino la Prefettura di Lecce di mezzo. Eppure quelle somme che gli enti dovevano consegnare al Cesfet vengono pignorate, creando ulteriori problemi. Ma la normativa europea prevede che “gli Stati membri si accertino che gli organismi responsabili dei pagamenti assicurino che i beneficiari ricevano l’importo totale del contributo pubblico entro il più breve termine e nella sua integrità”. La stessa dirigente dei servizi sociali di Lecce ammette che esiste la normativa sull’impignorabilità. E’ una normativa difficile da attuare? Si tratta del Regolamento n.1083/2006, che all’articolo 80 ricorda che non è applicabile nessuna detrazione o trattenuta né alcun onere specifico o di altro genere con effetto equivalente che porti alla riduzione di tetti importi per i beneficiari”.

Il guaio è che il Cesfet a un certo punto si indebita per circa un milione di euro, non riesce più a pagare i contributi e la banca oltre un certo tetto di spesa non concede più nulla, nonostante la carte parlino di crediti esigibili per oltre un milione di euro. Si è innescato un meccanismo pericoloso, a partire dai primi contributi che tardarono ad arrivare. E’ qui che l’impresa del terzo settore va in tilt. Tutto questo porta al pignoramento che non ti permette di disporre delle tue stesse cifre. I fornitori e alcuni dipendenti partono all’attacco, anche con denunce penali. Su CESFET pendono numerose istanze di fallimento che saranno discusse l’11 luglio prossimo innanzi al Tribunale di Lecce. Possibile che i dipendenti pubblici abbiano permesso di pignorare quelle somme che sarebbero servite al Cesfet per mettersi al sicuro pagando i contributi e i debiti più urgenti, se quella normativa è ancora in vigore?

La Decisione del 27/02/2006 n. 2006/235/CE spiega che “i beni e gli averi delle Comunità non possono essere oggetto di alcun provvedimento di coercizione amministrativa o giudiziaria senza autorizzazione della Corte di Giustizia”. Qui sono in gioco anche fondi comunitari. Quindi, com’è possibile che ci siano stati dei pignoramenti? Quindi, i Comuni degli Ambiti territoriali di appartenenza, che offrivano servizi con fondi comunitari, attraverso il Cesfet (Lecce per oltre 400mila euro, Ginosa che doveva oltre 30 mila euro, Gallipoli, con oltre 10 mila euro, e Campi Salentina, che ne doveva oltre 78mila) nel corso del procedimento di pignoaramento, secondo la difesa, avrebbero dovuto rappresentare l’impignorabilità delle risorse oggetto del provvedimento.

Anche il giudice del Tribunale di Brindisi, in una procedura esecutiva analoga (n.701/2015 R.G.E.), ha accolto la tesi dell’impignorabilità delle risorse comunitarie (ordinanza 125/10/16) disponendo l’estinzione della procedura esecutiva, con conseguente svincolo delle somme pagate. Se al Cesfet avessero concesso di svincolare quelle somme, oggi tutto sarebbe risolto, sempre secondo la tesi difensiva. Invece, per l’accusa con tutti i soldi che erano già transitati non sarebbe stato difficile mantenere una regolarità contributiva e di pagamento di stipendi e fornitori. Sarà il giudice a risolvere questi dubbi, ma è certo che il pignoramento che è stato concesso ha determinato un’ulteriore serie di problemi.

I lavoratori e le aziende, dopo aver prestato la propria attività lavorativa ed i propri servizi, si sono visti negare i pagamenti di quanto spettante, così come anche statuito con decreti ingiuntivi esecutivi non opposti, perché dette somme, stando alla tesi dei terzi pignorati (Istituzioni pubbliche) potrebbero essere erogate solo a CESFET e non ai creditori procedenti. Nel frattempo sono stati instaurati numerosi procedimenti di merito, al fine di far accertare e dichiarare la pignorabilità delle somme di origine comunitaria e quindi poterle destinare a chi è stato non pagato dal Consorzio. Ma è chiaro che se dietro tutto questo si dovessero accertare responsabilità delle amministrazioni pubbliche nel ritardo dei pagamenti e per non essersi opposte ai pignoramenti, allora si aprirebbe la strada per le richieste di risarcimento del Cesfet. 
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