LECCE – “Diecimila ore di straordinario al mese: eppure i poliziotti penitenziari sulla carta sono in esubero di 70 unità”. È la beffa della lunga spending review che ha travolto anche il carcere leccese. Il sindacato Osapp ha organizzato una nuova conferenza in carcere per sciorinare i “veri dati sul carcere di Lecce” e chiedere attenzione ai vertici del sistema penitenziario. “Dati falsati: c’è chi su 27 giorni lavorativi fa 60 ore di straordinario – tuona Ruggiero Damato, vicesegretario regionale Osapp – Una marea di ore in più, che allo Stato costano tantissimo, proprio perché manca il personale”. Andrea Caroppo, consigliere regionale in rappresentanza della Lega, prende atto dei dati forniti, che sono incompleti, “ma il decreto del 2 ottobre 2017 (legge Madia) resta un enorme problema, che solo un intervento legislativo può risolvere”. La legge impone tagli indiscriminati.

Pasquale Montesano, dirigente nazionale Osapp è caustico: “Abbiamo registrato un aumento degli eventi critici, in particolare in Puglia: questo anche perché abbiamo 1400 detenuti in più rispetto alla capienza tollerabile. Questa regione necessita almeno di 300 poliziotti in più. Foggia, Taranto e Bari sono l’università della malavita. Mancano i minimi criteri di sicurezza: l’effetto del riordino è stato devastante. Lecce è la struttura più nuova della Puglia, ma soffre troppo: i malati di mente vengono portati qui, ma non riusciamo a gestirli. 6-7 soggetti in osservazione psichiatrica, poi decine di soggetti nella sezione psichiatrica. 200-300 persone con malato psichiatrici, che secondo la polizia dovrebbero essere curati da esperti e non abbandonati nel carcere. Il provveditore regionale ammette la carenza di personale”.

“Questi istituti devono essere messi in condizione di poter funzionare – continua Montesano – Il carcere sta tornando agli anni ‘80: lo dimostrano i disordini che si stanno verificando in modo sempre più frequente. Continuano i problemi anche con i mezzi non a norma, che hanno anche 500mila chilometri. Queste problematiche e i turni massacranti portano a un aumento delle malattie professionali che rendono ancora più critica la situazione”. Nicola Di Nicolì, segretario regionale Osapp, accusa anche la Regione Puglia: “La capienza di Lecce è 630 detenuti, ma siamo già vicini ai mille. Con il passaggio alla sanità penitenziaria ci sono grosse responsabilità: Emiliano non sta facendo nulla per la sezione psichiatrica, che non riesce a gestire i pazienti più gravi. Spesso sono i poliziotti a dover trattare certi malato psichiatrici senza averne la competenza”.

Paolo Pagliaro, dirigente nazionale di Forza Italia e promotore dell’associnazione “Nessuno tocchi Caino”, si impegna a promuovere un’interrogazione a risposta scritta attraverso i suoi colleghi di partito”:  vuole portare un dossier in Parlamento per stimolare un intervento. “Funzioni e competenze dovrebbero essere trattate per competenze territoriali più delimitate – esordisce Pagliaro richiamando l’idea della Regione Salento – Sono già venuto qui con Pannella: sono un garantista che crede nei diritti civili, riabilitazione e rieducazione dei detenuti. Siamo vicini alla polizia: è un carcere pieno di problemi e il sovraffollamento è il guaio principale da risolvere. Poi, bisognerebbe trovare il modo di far lavorare dignitosamente la popolazione detenuta: la risocializzazione non viene messa in atto”. Il senatore Francesco Bruni è pessimista: “Il precedente governo ha ignorato i problemi del carcere e questo non mi sembra orientato a fare meglio”.

La polizia penitenziaria ha problemi anche con le divise: la commissione vestiario dopo 10 anni è stata convocata e ha scoperto che 40 mila divise non sono collaudate e non sono a norma. Il sovraffollamento non è stato superato: tornano le brande a 3 o a 4 detenuti in piccoli spazi con relativi risarcimenti dello Stato. Col nuovo padiglione leccese il problema non verrà risolto. Non ci sono spazi nemmeno per l’attività lavorativa. Damato propone che “Made in carcere” faccia le divise per la polizia. Proposte, idee e reclami che difficilmente vengono accolti da chi conta a Roma.

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