F.Oli. 

LECCE – Si chiude con due condanne e un’assoluzione il processo a carico delle tre persone, tutte di Lecce, arrestate per le due rapine, la prima tentata e la seconda riuscita, compiute negli uffici dell’Aci di Lecce il primo e il 14 marzo scorso. Il gup Antonia Martalò, nel processo in abbreviato, ha condannato Roberto Corpus, 53 anni, a 4 anni e 2 mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 100 euro (a fronte di una richiesta di 6 anni e 4mila euro di multa invocata dal pubblico ministero Stefania Mininni); a 3 anni di reclusione e a 800 euro di multa Giuseppe Grasso, 48enne, (5 anni e 4 mesi e 3mila). Ai due imputati, difesi dagli avvocati Rita Ciccarese e Pantaleo Cannoletta, sono state concesse le attenuanti generiche e l’aumento per la contestata recidiva. E’ stata invece assolta (perchè non c’è prova che abbia commesso il fatto) Lucia D’Anna, 47enne, difesa dall’avvocato Federica Conte (coadiuvata dalla collega praticante Michela Pati) a fronte di una richiesta di 4 anni e 2 mila euro. Quest’ultima ha scelto di essere giudicata con l’abbreviato condizionato all’esame di una dipendente dell’Aci. Gli imputati erano accusati di rapina aggravata e porto abusivo di arma in concorso tra loro. Il deposito delle motivazioni è atteso per i prossimi 90 giorni. Nel frattempo una quarta persona coinvolta nell’indagine, il marito di Luciqa Dell’Anna, è deceduto.

Le indagini sono state condotte dagli agenti della Squadra mobile coordinati dal sostituto procuratore Stefania Mininni. Il primo colpo non andò a buon fine. Risale alla sera dell’1 marzo scorso. Ad agire Manisco (rimasto in macchina) e Corpus (autore materiale). Quest’ultimo entrò nella sede da una porta secondaria utilizzando le chiavi fornitegli da Lucia D’Anna. Impugnava una pistola e aveva il volto travisato. Immobilizzò e legò una dipendente che si rifiutò di consegnargli le chiavi. Nel frattempo un dipendente sfuggì al controllo del rapinatore e Corpus, preoccupato per un eventuale arrivo delle forze dell’ordine, si allontanò raggiungendo Manisco a bordo di una Fiat Panda di colore bianco. Lucia D’Anna accusò un malore e venne richiesto l’intervento di un’ambulanza.

Il secondo assalto risale al 14 marzo. Ad agire sarebbero stati Manisco e Corpus insieme a Grasso. Le modalità della rapina furono particolarmente cruente. Corpus e Grasso, pistola e un grosso pugnale in mano, entrarono nella sede con le chiavi fornite da Lucia D’Anna. Una volta all’interno i banditi si divisero i ruoli. Corpus puntò l’arma contro una dipendente minacciandola; Grasso, invece, tenne in ostaggio la figlia minorenne della donna mentre gli impiegati presenti insieme alla direttrice vennero trascinati nell’ufficio dove si trovava la cassaforte. Grasso riuscì ad impossessarsi delle chiavi portando via l’incasso quantificato in 5mila e 400 euro in contanti, un assegno di 1100 euro e in alcuni valori bollati. Nella fuga parti accidentalmente anche un colpo di pistola in direzione del gruppo radunato nel sottoscala che, solo per miracolo, non ferì qualcuno finendo contro una ringhiera.

Gli investigatori sono riusciti a dare un volto e un nome ai presunti responsabili dei due colpi visionando le immagini delle telecamere di videosorveglianza che ripresero i malviventi nelle fasi preparatorie al secondo assalto. Fondamentali si sono rivelate anche le testimonianze fornite dai dipendenti e il modello dell’auto utilizzata dai banditi (intestata alla moglie di Manisco). Subito dopo l’arresto nel corso di un lungo interrogatorio, i tre leccesi confessarono di aver compiuto le due rapine per saldare alcuni debiti personali scagionando la donna (unica incensurata del gruppo).