di Manuela Marzo

LECCE – Oggi, in occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono degli operatori della comunicazione sociale, si è svolta l’annuale Festa dei giornalisti della diocesi di Lecce e del Salento, presso la Parrocchia di Merine, dedicata ad un grande maestro di comunicazione San Giovanni Paolo II.

Per l’immediatezza dei gesti, il coinvolgimento immediato delle folle, definendo ‘benedetta la televisione’, riconoscendo l’importanza, nel mondo contemporaneo, della collaborazione dei media nella diffusione del messaggio evangelico e nella missione della Chiesa, San Giovanni Paolo II ha saputo comunicare in modo diretto ed efficace, anche al di là delle parole dette o scritte. Questo il significato della scelta del luogo per la ‘Festa dei giornalisti’.

Una partecipazione sentita, che ha coinvolto gli operatori della comunicazione, al di là delle appartenenze, quasi a sottolineare la comune responsabilità nell’impegno quotidiano di una comunicazione nel rispetto della deontologia professionale e al servizio di una informazione libera ma vera. Una festa che certamente ha un significato profondo in quanto sottolinea e ricorda che il giornalismo è una vocazione prima che semplicemente un lavoro. Così come dai saluti introduttivi della vicepresidente regionale dell’Ordine dei Giornalisti Serena Fasiello, un invito ad una sempre maggiore professionalità, strettamente legata alla credibilità di ogni operatore della comunicazione.

Profondo, un invito alla riflessione, l’intervento del decano dei giornalisti leccesi, Elio Donno, che ha proposto una puntuale riflessione sul tema del Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebrerà il 2 giugno: “Dalla community alla comunità”, nell’impegno urgente di restituire alla comunicazione la centralità della persona. Un tema che mette in evidenza un possibile rischio, precisa Elio Donno: “Rete miniera di opportunità” ma nello stesso ‘terreno’ “di insidiose minacce ai nostri diritti, in primo luogo quello di ricevere un’informazione corretta”.

Il punto di svolta è proprio la deontologia, spesso relegata ad un ruolo marginale o di superficie, ma che di fatto “obbliga tutti i giornalisti ad “essere attenti osservatori e fedeli mediatori tra i fatti e l’opinione pubblica, nel rispetto del principio di verità”.

Da un caldo applauso è stato accolto l’arcivescovo Michele Seccia, da sempre vicino a tutti gli operatori della comunicazione, riconoscendone l’importanza e il significato nella missione della Chiesa leccese, così come dal nome e dallo slogan del giornale diocesano da lui fortemente voluto: “con Portalecce.it la Chiesa quindi esce per strada per vivere l’esperienza della comunione nello spazio digitale che molto profeticamente Papa Francesco ama chiamare ‘rete di prossimità’. La Chiesa di Lecce esce per strada’ – chiarisce l’Arcivescovo – non è, dunque, un vuoto slogan. Indica, invece, una mission” E l’allegoria della porta, da sempre riferimento del suo episcopato, è diventata una sfida operante e attiva nella città di Lecce. La porta è incontro tra chi entra e chi esce, aperta al dialogo e alla condivisione di ciò che il Signore ci ha donato”.

 

Un ultimo appello dell’arcivescovo: un gesto di solidarietà per gli amici della Gazzetta del Mezzogiorno, rappresentata dal direttore della sede leccese Gianfranco Lattante, una testata che   in 130 anni di storia ha dato voce a tutti. Un invito a levarsi in coro per salvare la   Gazzetta, che significa preservare un patrimonio della nostra terra, espressione della nostra identità, al di là delle maglie di appartenenza.  Una risposta immediata dei presenti nel porre la propria firma come per dire ‘anch’io ci sono’, in una battaglia che coinvolge tutti in quanto appartenenti alla stessa grande ‘famiglia’. La comunicazione, in ogni sua forma, deve tendere sempre al bene, in un clima di lealtà e cooperazione. Come da una citazione di Vittorio Feltri «Il giornale è la vita. Noi viviamo attraverso le vite degli altri. Smettere di fare i giornali equivarrebbe a smettere di vivere».