di F.Oli.

GALATONE (Lecce) – Amianto smaltito illecitamente. Con un serio rischio ambientale per la dispersione di polveri cancerogene. L’annosa questione della ex discarica “Vignali Castellino” a Galatone finita sotto sequestro nel luglio del 2017 giunge al capolinea. Almeno per quanto concerne la vicenda giudiziaria. Sulla scorta di una lunga indagine scandita da sopralluoghi, consulenze, accertamenti di pg e una proroga di sei mesi nei giorni scorsi il procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone ha emesso un decreto di citazione diretta a giudizio a carico di C.G., 72enne di Cavallino, legale rappresentante della Rei, società “Recupero ecologico inerti”. L’accusa è di illecito smaltimento di rifiuti speciali pericolosi. E di questo si dovrà occupare il processo a partire dal 5 giugno quando scatterà l’istruttoria davanti al giudice monocratico della seconda sezione penale Annalisa De Benedictis.

La lunga serie di presunti illeciti è sintetizzata nel decreto a firma dell’aggiunto: C.G. avrebbe realizzato l’ampliamento della discarica monomateriale per rifiuti non pericolosi con conseguente ampliamento del catino destinato allo smaltimento dei rifiuti contenenti amianto senza osservare le previsioni relative al parametro costruttivo contenuto nel piano regionale dei rifiuti speciali della Regione Puglia; inoltre, avrebbe confermato nei successivi aggiornamenti pari al 15% del volume della discarica per inerti, introducendo all’interno della discarica (originariamente autorizzata come discarica di categoria seconda per rifiuti inerti) ulteriori rifiuti contenenti amianto pari all’anno 2016 al 49,25% su un totale di rifiuti inerti conferiti; e per l’anno 2017 fino a luglio quando la discarica finì sotto sequestro pari al 40,31% su un totale di rifiuti inerti conferiti. Amianto che arrivava da tutto il Salento ma anche da altre regioni del Sud Italia, essendo l’impianto della Rei uno dei pochi autorizzati in tutto il Mezzogiorno.

In tal modo, ipotizza la Procura, sarebbe stata gestita una discarica con l’attività principale di smaltimento di rifiuti da costruzione contenente amianto  senza che la barriera geologica del bacino destinata a tale materiale fosse conforme a quella prevista per i rifiuti pericolosi; vale a dire con spessore di argilla pari a 5 metri. Il legale rappresentante avrebbe poi gestito l’impianto in maniera difforme dalla prescritta autorizzazione. Perché i rifiuti non erano adeguatamente incapsulati e con imballi gravemente deteriorati; in più avrebbe omesso la ricopertura degli stessi mediante strato di terreno di almeno 20 centimetri di spessore. C’è dell’altro. Perché, stando agli esiti dell’indagine, avrebbe coltivato la discarica su livelli contrapposti consentendo il transito in superficie degli automezzi senza gli adeguati spazi attuando con ciò modalità di messa in dimora dei rifiuti in netto contrasto con le disposizioni normative.

I sigilli, su disposizione del gip Michele Toriello, vennero apposti a luglio del 2017 dagli agenti della polizia provinciale e dai carabinieri della Forestale per il concreto pericolo di dispersione delle polveri cancerogene dopo l’esposto presentato dal “Comitato permanente per la salvaguardia della salute, dell’ambiente e del territorio”. Che è una delle persone offese insieme al Comune di Galatone. A difendere l’imputato, gli avvocati Luigi Covella e Fritz Massa.