SQUINZANO (Lecce) – Avvicinano un anziano per chiedergli mille euro quale compenso per l’avvenuto riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, ma la badante dell’uomo fiuta l’imbroglio e si rivolge ai carabinieri, che poi arrestano i due truffatori.

In manette, con l’accusa di millantato credito, sono finiti Valerio Genco e Marialuisa Puce, rispettivamente di 55 e 46 anni, arrestati dai carabinieri delle stazioni di Squinzano e Surbo in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari.

I due, come ricostruito dai militari, avrebbero cercato in più occasioni di spillare mille euro ad un anziano di Squinzano, di 80 anni, sostenendo che i soldi servissero come compenso per un non meglio precisato medico compiacente, membro della commissione medica presso l’Inps di Campi Salentina, che avrebbe anche influito positivamente alla celere definizione delle pratiche sanitarie connesse alla corresponsione degli arretrati relativi alla predetta indennità.

A dare il via alle indagini dei militari è stata la badante del malcapitato 80enne, che ad ottobre scorso si è presentata presso la caserma dei carabinieri di Surbo, riferendo che alcune persone si erano presentate più volte presso l’abitazione dell’uomo, del quale si occupava, per richiedere insistentemente la somma di mille euro.

I carabinieri di Surbo, coordinati dal maresciallo maggiore Damiano Pascali, hanno avviato con celerità le indagini, sotto la direzione del pubblico ministero Maria Vallefuoco, che in breve tempo hanno consentito di acquisire gli elementi probatori a sostegno di quanto riferito dalla donna, ai quali è seguita l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip ed eseguita in data odierna.

Per la ricostruzione dell’evento hanno assunto una particolare rilevanza le registrazioni eseguite di nascosto dalla donna, in occasione degli incontri avvenuti con gli arrestati, i quali, in relazione alla pregressa conoscenza con l’anziano si sono presentati ripetutamente presso l’abitazione chiedendo il pagamento di mille euro.

A rendere ancora più credibile la richiesta di denaro è stato il fatto che la donna fosse dipendente dell’ospedale di Campi Salentina e, quindi, astrattamente in grado di avere conoscenze e contatti in ambito sanitario. Per entrambi sono così scattati gli arresti domiciliari.