F.Oli.

LECCE – Dieci anni di reclusione per le ripetute violenze sulla figlia. E’questa la richiesta di condanna invocata dal pubblico ministero Carmen Ruggiero nei confronti di un medico leccese di 55 anni. Il pm, ora in forza al pool dell’Antimafia, ha ripercorso nel corso della sua requisitoria le varie tappe del processo che avrebbe acclarato le responsabilità del professionista per l’accusa più grave e infamante per un padre che, questa mattina, ha voluto rilasciare alcune stringate dichiarazioni spontanee prima di abbandonare l’aula. Hanno preso la parola anche le avvocate Daniela D’Amuri (per la ragazza e la madre); Loredana Massari (per i nonni) e Giampaola Gambino (per il nuovo marito della moglie). La sentenza è prevista per il 20 marzo quando il collegio della seconda sezione (presieduto dal giudice Fabrizio Malagnino) dovrebbe emettere la sentenza subito dopo le arringhe degli avvocati difensori Luigi e Roberto Rella ed eventuali repliche.

Il professionista fu arrestato a dicembre del 2012 con un’ordinanza di custodia cautelare eseguita dagli agenti della Squadra Mobile di Lecce sulla scorta della denuncia presentata dalla madre della ragazzina, all’epoca minorenne, che avrebbe raccontato degli abusi alla nonna materna, mentre guardavano un servizio televisivo sull’omicidio di Sarah Scazzi. Gli episodi sarebbero iniziati quando la ragazzina aveva appena 5 anni. Baci, palpeggiamenti, ma anche casi ben più gravi e che la ragazza avrebbe avuto difficoltà a raccontare. Le violenze si sarebbero verificate sia in casa dei nonni paterni che nell’abitazione del padre.

Nel corso delle indagini la presunta vittima è stata poi ascoltata in sede di incidente probatorio confermando le accuse alla presenza di uno psicologo ed uno psichiatra. Al termine dell’ascolto la ragazza è stata ritenuta attendibile.

Il medico ha sempre ribadito di non aver mai abusato della figlia evidenziando come sarebbe stata l’ex moglie, da cui è separato, a strumentalizzare le accuse nei suoi confronti. Eppure nell’ordinanza il giudice escluse che gli attriti legati alla separazione potessero aver influenzato la ragazza. Anche perché l’imputato era descritto come un soggetto incapace di controllare i propri istinti sessuali così come ribadito dallo stesso pm nella sua requisitoria.